Elì Elì lemà Sabachthàni?

Padre mio che sei nei cieli,
non mi è cara questa terra per cui a breve morirò.
Deporrò tra le tue mani, Padre, questa vita a me così estranea,
perché sia fatta la tua volontà, che oggi sento così lontana.

Precederò nella Valle della Morte i miei assassini.

Salverò tutti, Padre mio.

Ma io so, per aver vissuto come loro, che non sentiranno il peso della croce, inchiodati come sono al Silenzio.

Ma sia fatta la tua volontà, sia fatta la loro volontà.

Perdonami Padre,
se mi sento creditore di un sacrificio non compreso.
Un sacrificio dello stesso peso di una pietra.
Immobile, fredda, nonostante il sole la riscaldi.
Una pietra che non gode del calore e maledice la tua luce.

O forse Padre, la mia pena è proprio questa,
il riscatto che io pago con la morte
è andare via condividendo
la miseria di chi non merita il mio dolore.
Comprendere le ragioni
dei sospiri

Ma se il mio ultimo grido di dolore,
pesasse quanto il loro primo vagito?

E poi, Perché Io?

Perché questa carne?

Non basterebbe chieder loro, ad uno ad uno, se siano mai stati felici?
E aspettare una risposta.
Una reazione.
Un’assoluzione personale?

Perché, Padre, devo morire,
senza ancora poter dire
di essere parte
di tutto

Perché devo aver Fede
in una Fede
che è in Me,
ma non ne sento beneficio,
e mi costringe
a gridare al cielo
lo strazio del Tempo

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Perdonami
se mi sento rimedio ad un errore.
Se sento così forte il peso
di una colpa non mia.
Forse ho assunto su di me
la paura della morte così tanto
da temere il tuo Amore.

Così tanto da non capirne il senso.

Ho visto uomini accettare la sofferenza,
desiderare la pace nell’Assenza,
nel conforto del silenzio:
ma io non sono così.

Copia tra copie,
divina
quanto le loro essenze.

Ma io muoio innocente.

Mi basta morire una volta,
una sola,
per meritarmi un posto
accanto a te.

Loro no.
Hanno il tempo di capire
Che una morte non basta

La pietra angolare che tu hai scelto,
Padre,
ha edificato una torre tronca.
E le macerie non sono
il Verbo:
solo un alibi.

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Ho fatto pescatori d’anime
uomini inconsapevoli,
quando io per primo
non sapevo ancora
se i fondali
di questo mondo
fossero pescosi.

E quando ho nascosto
la Disperazione
in un abbraccio di conforto,
ho cercato solo una spalla
su cui morire per un momento,
senza dolore,
spacciando ogni mia azione
per Pietà.

Ho visto, Padre,
piangere per fame,
disperarsi per solitudine,
gridare il tuo nome
e non avere più fiato
per chiedere
aiuto

Ho visto gente
Senza colpa
Non aver bisogno
Dell’Eterno,
Ma di pane,
Di serenità.

La Speranza della Serenità,
Mio Signore,
non ha forza

Neanche per me

Quì

Perdonami Padre,
Sono un Morente,
come tanti,
ed il dolore
non ha tempo
nella propria Memoria.

Il battito del cuore
Ed il mio respiro frammentato
Sono troppo
Vivi

Per essere Divini

Ora.

Prega per me, Padre mio
Prega, perché anche la mia Anima
Sia salva

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

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Una Risposta a “Elì Elì lemà Sabachthàni?”

  1. Lacerata, straziante preghiera espressione del tormento della nostra epoca.

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