Lazzaro, vieni fuori!
Un Eco dagli abissi mi richiama ad una stabilità precaria da cui ero caduto mantenendone il ricordo, come ombra di luce imperfetta.
Chi mi chiama? Chi invoca di nuovo la mia assenza nella comodità di un nome?
Non ho già dato abbastanza? Non meritavo altro?
Iniziavo finalmente a godere di una pace senza bordi da ripulire dall’abuso di polvere e paura, prima di questa Voce proveniente dall’Assenza.
Sei tu, Gesù? Sei proprio tu?
Lazzaro, vieni fuori!
Marta, Maria! Perché mi avete fatto fare questo? Perché? Non eravamo stati felici insieme una vita intera?
Una vita ha una durata prestabilita, forse?
Perché avete voluto forzare il tempo, scardinarne i lucchetti? Non era forse giunto il mio momento, la pace meritata?
Non avevate voi fede nel naturale corso degli eventi? Non era già una consolazione meritata vegliare su uno scrigno colmo di ricordi?
Perché avete invocato Lui? Perché avete voluto dare materia alle sue promesse?
La vostra Fede, non era già Fede senza bisogno di Sostanza?
Lazzaro, vieni fuori!
Fermati Cristo, fermati!
Non far rimuovere la pietra che ha finalmente sigillato le mie paure: finalmente mi sento!
Nel buio riesco a vedermi, riesco ad illuminare le voci che un tempo mi conducevano altrove.
Ho sempre avuto fede nella tua Parola, ma mai come ora ho avuto prova dell’avvento del tuo Regno.
Perché riportarmi nell’ombra della Speranza. Perché?
Forse non ci credi neanche tu? Forse anche tu sei vittima di un ruolo che non hai scelto?
La morte di un uomo, la morte di un amico, vale forse meno della propria missione?
Sono un uomo, lo so. Non basta?
Ma sappi, che chi vuoi convincere sono uomini, come me.
E tutti, dico tutti, hanno la mia stessa dignità, non barattabile con nessun’ Idea, neppure la più meritevole di Fede.
Le idee non sono eterne. Variano in forma e sostanza. Muoiono e risorgono, ma con un corpo diverso, un’Anima diversa.
Tu lo sai, so che lo sai: sarai deriso, perseguitato e ucciso.
Io lo so, e non sono di certo figlio di Dio.
E lo so per un motivo ben preciso. Ho avuto nella mia vita una sola pretesa, essere amato, senza alcun interesse, poter sigillare il flusso di ogni emozione in atti definitivi.
Ora, finalmente, iniziavo a godere dell’indice della mia esistenza. E tu? Cos’hai fatto? Mi hai rimesso alla prova? E perché?
Lazzaro, vieni fuori!
No!
La pietra che tu vuoi scollare dalla mia speranza attutita, la tengo stretta tra le mie braccia.
Mi inchioda al luogo che finalmente mi ha reso Uomo. Mi inchioda al riposo meritato, ad una preghiera esaudita e tanto a lungo desiderata.
Prendi un altro, non me.
Mi eri amico, così dicevi, e allora dimostramelo! Non scaricare su altri la responsabilità di una pena che vuoi far passare per Dono.
Sono un uomo, Io. Un Uomo. E me ne vanto!
Il mio unico errore è stato nascere, e di questa colpa non ne sono neanche mai stato responsabile.
Ho pianto. E tanto. La mia prima parola, addirittura, è affogata tra le lacrime: non bastava questo per farti capire di essere in debito con la missione di cui Tu sei Incarnazione?
Finalmente ho concluso in un sospiro il lungo susseguirsi dei miei respiri, da sempre soffocati da risposte senza fiato.
Vuoi farmi tornare indietro?
No!
E perché poi? Per dare un Senso ad eventi inevitabili? Per distrarre dalla Fine?
No!
Capisci cosa vuol dire ‘No’?
‘No’ vuol dire essere liberi. ‘No’ vuol dire scegliere il motivo di un’esistenza. ‘No’ vuol dire dare un senso al momento in cui finire, senza alcun dogma, senza alcuna imposizione, senza alcun condizionamento.
L’eternità non può essere un obbligo. L’assoluzione dai propri errori non deve essere una scusa.
Io posso essere l’Oltre da ricercare.
E lo posso essere da solo, senza dover per questo risorgere per rendere merito a chi mi ha sempre offerto un’amicizia non gratuita.
Lazzaro, vieni fuori!
Gesù mio, amico di tempi perduti, di tempi sprecati.
Se avessi potuto scegliere di essere un ponte, tra ciò che sarei voluto essere e ciò che non sono stato,
non sarei stato altro che un ponte diroccato, un arcobaleno scolorito dal tempo franato all’apice del suo colore più acceso.
Se avessi potuto scegliere di essere ciò che non sono, sarei stato una falena dalle vesti sgargianti nel chiaroscuro di una notte senza luna.
Lazzaro, vieni fuori!
Essere è non sentirsi, amico mio.
E tu mi chiami a Te.
A me.
No, é la mia risposta. E prendila, senza offesa, come la più grande professione di Fede all’Uomo, alla libertà, a ciò che sei, a ciò che sono, a ciò che deve Essere.
Risorgo senza Vita.
E mi inchino ad un diniego.
Così deve essere.
Così sia.
M.Scalzi, 2013



















