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L’Ora Risorta

Postati in letteratura, poesia, Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , su 18 novembre 2012 da ilMerzbau

Altro. Da me,

e dall’attesa

di vedere esaudita

una promessa scaduta.

La ricerca del Sacro,

dell’Ora risorta

ai margini dell’ultimo ponte,

nasconde l’approdo nascosto

a sponde riunite

dal tempo.

Sono stato assunto in cielo

con le scarpe inchiodate ai piedi,

Con la bocca soffocata

da promesse odoranti

di sangue infetto.

Troppo ricche di colpa

per condannarmi ad un silenzio

complice.

Mi compiaccio

ora

dell’ombra in cui sosto,

perché lontana,

indefinita,

completa nei suoi contorni.

Ed ho tutto il cosmo tra le mani

tutto il riflesso di giorni andati,

e colpevolmente rifioriti

in uno sguardo, in un respiro

troppo a lungo

custodito.

Altro. Da me.

Come il prossimo

in cui inciampo,

il cui sguardo mi costringe,

sotto il Credo di un’asfalto riparatore.

In attesa

di una pioggia salvifica,

di una crepa dal riflesso

disatteso.

In attesa di una goccia,

così leggera,

da pesare più

di una colpa,

di un vagito.

Altro. Finalmente. Da me.

(M.Scalzi,2012)

 

Un Angelo Personale

Postati in letteratura, narrativa, poesia, racconti, Uncategorized con i tag , , , , , , , , su 12 ottobre 2012 da ilMerzbau

 ”L’arte di vivere è l’arte di saper credere alle bugie.”

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        C.Pavese

1.

Mamma, mamma, questa mattina ho visto un Angelo.

Si tesoro? Brava! E dov’era?

Per strada. All’angolo del marciapiede sotto casa

Ah si? E com’era fatto?

Non aveva le gambe

Oh mio Dio! Come ‘non aveva le gambe’?

Non ce le aveva…Punto! Era su una sedia a rotelle e mi sorrideva…

Ma no tesoro, sicuramente ti sarai sbagliata. Gli angeli sono alti, belli e con le ali bianche…

No mamma, era un angelo!

Ma come fai a dirlo?

Me l’ha detto lui

Tesoro…ricordi cosa diceva il nonno?

Cosa?

la bocca é una grande ricchezza…‘: sai cosa vuol dire?

Lo so mamma, lo so…ma non é questo il caso…Poi sono grande ormai!

Appunto amore, sei grande! Ed è ora…

…Poi era tutto luminoso…

ah!…luminoso, ci mancava questa!…e le ali, magari aveva pure le ali, giusto?

No. non aveva le ali…

…meno male! Ora vestiti però…

In terra non c’è bisogno di ali’…così mi ha detto…

…di nuovo?!…ok! Bene…ed il ‘tuo angelo’ perché non era in cielo?

…ha detto che in cielo non c’é bisogno di loro…

Vera! Ora basta! Devo sistemarmi anche io…tra qualche minuto arriverà la baby sitter…racconterai a lei questa favola…

Non mi credi mamma?…

Si che ti credo tesoro, ma devi vestirti…

Se non mi credi, girati. …dietro di te c’è un Angelo…

in che senso?

‘…Cecilia…’- una voce dietro di lei: il sangue come ghiaccio fuso nelle vene.

2.

Claudio Stormi é appena uscito dalla doccia. Attento a non bagnare il nuovo parquet che ha fatto montare in bagno, con un salto ben preciso, atterra sul tappetino a forma di piede di fronte allo specchio. Afferra al volo un asciugamano e resta fermo lì, qualche minuto, ad ammirare il suo fisico scolpito da ore ed ore di palestra. E dal suo chirurgo plastico.  Claudio si avvicina irrimediabilmente agli ‘anta’ e quando una nottdi qualche anno fa si è reso d’improvviso conto dello smacco della carne, ha rimediato con facilità al problema: una telefonata ad uno dei più rinomati chirurghi della Capitale e la soluzione in tasca, senza alcun problema di denaro. Claudio Stormi è ricco e può comprare tutto con quel che ha guadagnato, anche la serenità.

3.

Cecilia, spaventata, si gira con attenzione. Vede dietro di sé un signore di mezz’età, leggermente più basso di lei, che le sorride senza dire un parola.

Chi è lei? Come conosce il mio nome? Come ha fatto ad entrare?

La porta era aperta…

[...]

(Tratto da “Oltre lo Specchio”,2012)

Cesare Pavese ed il Suo Vizio Assurdo

Postati in letteratura, narrativa, Uncategorized con i tag , , , su 26 agosto 2011 da ilMerzbau

Link di due miei Articoli su Cesare Pavese pubblicati sul sito ‘Gli-Esperti’

 

(1)

Cesare Pavese e il suo ‘Mestiere di Vivere’: la scrittura come difesa contro l’idea di morte sempre presente

 

  (2)

 Verrà la Morte ed avrà i tuoi occhi’: Biografia di un poeta

  

L’Amore che ‘osa’ pronunciare il suo nome

Postati in letteratura, narrativa, poesia, Uncategorized con i tag , , , su 21 agosto 2011 da ilMerzbau


 

 

 

Uno stordimento, un’Amnesia di sé nella pace dell’Altro. Un terremoto devastante le cui scosse d’assestamento non siano altro che un lento avvicinarsi verso un essere nuovo. A due teste. E non per questo mostruoso. Un’oasi di velleità pacificate, un porto sicuro da raggiungere sott’acqua, senza alcun interesse per le onde che affonderebbero chiunque. Viaggiare senza viaggio, gustando la sosta, parlare altre lingue riuscendo a tacere. Essere Dio senza la pena delle responsabilità, senza l’onere dell’ingiustizia. Essere Riscatto senza l’azione che giustifichi il proprio essere, ma gustare in un semplice gesto, come può essere un abbraccio, la possibilità di Essere, al di là dei propri limiti.

Cos’altro é l’Amore?

L’amore che non osa pronunciare il suo nome‘ non é Amore, perché l’Amore non ha bisogno di pronunciare il suo nome, ma di viverlo. L’Amore non ha bisogno di conferme, né di giustificazioni o accettazioni da parte di ‘chicchesia’: l’Amore é privato. E l’Amore sbandierato, anche se nobilmente giustificato dalla giusta pretesa di essere pari, in tutte le sue forme, non ha ragione di esistere. Quest’Amore é vanità, o pretesa di superiorità, pari ad ogni eccesso. Non volontà di riscatto nei confronti di ignoranze che scorrono purtroppo su altri binari. 

C’é chi confonde per Amore semplice attrazione sessuale, e chi fa credere sia Amore un’amicizia ‘intellettuale’. C’é chi pensa sia Amore il sentirsi attratti da un’Idea, per poi scoprire dopo poco, come ve ne sia un’altra più affascinante. E c’é chi sfrutta quest’Amore, per fini commerciali, confondendo la Poesia con volgari luoghi comuni. 

E c’é chi sfrutta quest’Amore per sentirsi  importante, per sentirsi vivo per un pò, ignorando come l’amore, fra tutte le Idee pure, sia la cosa più lontana dall’Egoismo.

Quasi a Toccare il soffitto (2010)

Postati in Uncategorized con i tag , , , su 10 agosto 2011 da ilMerzbau

 

Abbraccio la sedia.

Le affido ogni peso.

Una sigaretta. L’ennesima.

Distratto aspiro assenza d’aria.

Qualche tiro. Ascolto l’apnea. Mi trascino lungo un filo. Una scala di fumo che sale oltre me.

Osservo. Gradino per gradino. Salgo. Quasi a toccare il soffitto.

L’ultima cenere mi riporta giù.

Un accendino. Una fiammella. Risalire.

Con la stessa curiosità. Lo stesso trasporto.

Dimentico l’apnea di un momento. Salgo lento.

Pensavo di averti nascosta. Di riuscire a non trovarti più.

Ma ti ho ritrovata:

Per strada. Su un muro. Dietro l’angolo. Nel bar sotto casa.

Ti avevo nascosta dietro l’ombra dell’ultima via.

che non avevo ancora percorso.

Abbraccio la sedia.

Le affido ogni peso.

Una sigaretta. L’ennesima.

Distratto aspiro assenza d’aria.

Qualche tiro. Ascolto l’apnea. Mi trascino lungo un filo. Una scala di fumo che sale oltre me.

Osservo. Gradino per gradino. Salgo.

Ti vedo. In cima. Seduta sull’ultimo gradino. A sfiorare il soffitto.

L’ultima cenere mi riporta giù.

Un accendino. Una fiammella. Risalire.

Con la stessa curiosità. Lo stesso trasporto.

Dimentico l’apnea di un momento. Salgo lento.

Pensavo di averti nascosta. Di riuscire a non trovarti più.

Avevo nascosto le tue tracce.

Il tuo passaggio.

Ma é ogni novità ora a chiedermi il tuo nome.

Ogni spazio inedito alla mia vista ti reclama.

Si riflette nel tuo nome ogni assenza.

Abbraccio la sedia.

Le affido ogni peso.

Una sigaretta. L’ennesima.

Distratto aspiro assenza d’aria.

Qualche tiro. Ascolto l’apnea. Mi trascino lungo un filo. Una scala di fumo che sale oltre me.

Osservo. Gradino per gradino. Salgo.

Ti vedo. In cima. Seduta sull’ultimo gradino. A sfiorare il soffitto.

Dimentico l’apnea di un momento.

Ti trattengo in me.

Al sicuro.

Spalanco la finestra. Ti soffio via.

M’illudo. Per un attimo. Di nasconderti.

Di riuscire a non trovarti più.

Recido le arterie

che mi portavano a te.

Il sangue scorre

lento.

lento.

lento.

Ha il tuo odore. 

Si allontana.

Macchiando ogni cosa.

Non aver Fede nella Fede Altrui

Postati in Uncategorized con i tag , , , , su 6 agosto 2011 da ilMerzbau

                                                                        ©Mario Scalzi 2010

 

Cos’è la Vita? E il suo senso? Vivremo dopo la morte?

Parole. Parole. Semplici parole. Nessuno lo sa. Tutti provano ad immaginarsi una risposta comprensibile. E se per per alcuni sopravvivere dopo la Fine è Certezza di Fede, per altri é pura utopia: più facile pensare che un corpo freddo destinato a decomporsi sia chiaro indice delle fine che credere ad altro, l’Anima non c’è, non si vede, e una lastra di zinco è abbastanza  credibile nella sua concretezza.

Speranza e Disperazione hanno sempre dato vita a storie e teorie di ogni tipo, ognuna supportata da prove che riescono ad essere visibili da chi vuol guardare dal lato che ritiene giusto, nella consapevolezza che l’essere umano non sia inizio e fine di ogni cosa.

Ciò che conta, al di là di ogni risposta, è partire dalla considerazione che ognuna di esse debba essere meritevole di rispetto, rispondendo a tante Verità, tante quanto sono gli essere umani.

Non aver Fede nella fede altrui è Origine della ricerca, sostanza del Mistero e sospiro di creazione, al di là delle certezze supportate dalla paura. La percezione che ognuno ha del mondo nasce e muore con sé stessi. E la condivisione non è che solitudine messa a tacere.

La maggioranza non fa la Verità, la confonde, e basta.

Al di là del semplice conteggio di giorni a perdere, cosa conta veramente nella vita se non la percezione personale del mondo che ci circonda? Un unico e personale dogma da seguire, strumento utile a fuggire dal peso dell’esperienza, scarto venerato d’emozioni già usate. Da altri.

Io non vedo te, Tu non vedi me. Quindi tu non esisti’, la base su cui è sempre andato avanti il mondo.

E perché?  Chi dei due è reale?

Io non vedo te, Tu non vedi me. Ma tutti e due vediamo qualcosa. Questo mi basta’, questo dovrebbe essere il punto d’arrivo.

Avere diverse Fedi, separate, senza presunzioni dogmatiche, e seguirle, fino alla fine, facendo di esse, nel loro continuo inseguimento,  la certezza su cui galleggiare.

Non avere mai risposte certe dà fiato all’Anima, e la rende Immortale.

Pagina in allestimento

Postati in Uncategorized su 31 luglio 2011 da ilMerzbau

 

Il Prossimo ‘estinto’

Postati in Uncategorized con i tag , , su 31 luglio 2011 da ilMerzbau

Chi è il ‘prossimo’ se non sé stessi?

Siamo tutti uguali e diversi. Abbiamo due braccia, due gambe, un cervello, e, sebbene a volte sembri impossibile, delle emozioni. Tutti. Chi più e chi meno: la sensibilità è dovuta a troppi fattori per poter stabilire con superficialità quali lacrime siano sincere e quali no. E la pena che alla nascita ci infligge la genetica non è da sottovalutare. Peccato si riescano a riconoscerne i segni su di sé troppo tardi. Ad osservarla negli occhi prima del tempo, servirebbe a correggersi, a migliorarsi, e non a coccolarsi sui propri limiti. Limiti, solo perché frutto non del proprio sentire. Ma di combinazioni dovute al sangue.

Una vita dura mediamente un’ottantina di anni. Una Vita si e no venti. Ed in questi venti anni, utili per fare di sé qualcosa di diverso dalla natura di un albero o un filo d’erba, ci si imbatte sempre nel ‘prossimo’. Quante volte ci si è imbattuti nel ‘famoso’ prossimo? Innumerevoli volte. Per strada, a lavoro, in famiglia, insomma, ovunque. E quante volte questo prossimo ha tentato di entrare in contatto con noi? E se anche non ha provato a rivolgerci la parola, o ad entrare in contatto con le nostre sinapsi, quante volte ci si è posto di fronte con la propria vita impressa nei movimenti, nelle rughe, o in un semplice ‘buongiorno’?

Anche un semplice ‘buongiorno’ è infatti un libro aperto della persona che lo rivolge. Può essere urlato, sussurrato, detto col viso rivolto ai propri piedi o rivolto orgogliosamente alla persona che si pone davanti mentre la si guarda diretta negli occhi.

Un semplice ‘buongiorno’ può esprimere una volontà di dominare il prossimo, come un disperato bisogno di aiuto.

Ma in fondo, cosa fa del ‘buongiorno’ un segnale recepibile o difficile da digerire?

La riconoscibilità con sé stessi, e con il proprio mondo interiore.

E’ sempre lì il punto: sé stessi. Se si riconosce nel prossimo qualche particolare vicino al proprio modo d’essere, o a quello di qualche persona che smuove in noi qualche sensazione, ecco che scatta l’accettazione o la repulsione. Tutto lì. Sé stessi: punto di partenza e arrivo del vivere di tutti i giorni.

Quante volte sarà successo di incontrare un amico, pronto a scattare come fosse sulla linea di partenza di una gara di velocità, desideroso di sottoporre alla nostra attenzione qualche suo problema, qualche suo dubbio? Quante? Migliaia di volte. E quante volte si è dato un giudizio sincero in base a valutazioni oggettive? Poche. Chi non ha mai cercato di immedesimarsi nei discorsi ascoltati per poter dare un consiglio giusto, sincero? Ed in base a cosa, se non nel tentativo di suggerire il meglio da farsi perché ‘se fossi io, farei questo’. Ed oltre tutto, quante volte questa immedesimazione è stata cercata per sopportare il tempo perso ad ascoltare sfoghi che una pagina di Diario accoglierebbe meglio?

E poi, alla fine, quante volte ancora il consiglio concesso è stato poi accolto?

Poche volte. Poche.

Spesso e volentieri la richiesta di ascolto non è altro che un tentativo di liberarsi di una consapevolezza, consci che una volta che quella idea già fondata in sé viene liberata, si è pronti per affrontarla con un minore peso, perché condivisa.

Tanto, ci sarà sempre chi ascolterà il ‘racconto’ del proprio errore, se non la persona che ha ascoltato prima, un’altra. Siamo così tanti, che una nuova immedesimazione è sempre dietro l’angolo.

E non parliamo del resto, di cose più importanti. La storia sarebbe sempre questa.

Ama il prossimo tuo come te stesso’ diceva un uomo venuto dalla Galilea: facile, tanto il prossimo non esiste.

Chi sono

Postati in Uncategorized su 31 luglio 2011 da ilMerzbau

Scrittore, musicista, disegnatore, ma fondamentalmente:

‘ Sono altro. Sono la pagina strappata che vaga di tasca in tasca mentre il libro marcisce altrove.

Sono le note a margine aggiunte a matita.

Sono ciò che viene dopo il punto. Mi nutro del silenzio che intercorre tra l’ ultima pagina e l’indice.

Mi nutro di buio per godere dell’attesa, per godere della sorpresa.

Nell’oscurità vivo da padrone ogni mio gesto.

Non posso afferrare nulla. Non posso possedere nulla.

Se non il gusto di ciò che potrebbe essere.’

(da “Absente”, M.Scalzi, 2008)

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