
1.
Pensavo con terrore ad un finale fatto di recriminazioni e rimpianti.
Temevo gli strascichi di un amore malato.
Ed invece eccoci quì. Insieme. Seduti a parlare. Complici. Un ultimo incontro per non vedersi più. Consapevoli della migliore scelta.
E’ strana. Inattesa questa pace.
Giri di parole morte sul nascere diventano ora verità comprese da tempo.
Non avevo mai percepito in pieno quale fosse il tuo Suono. Lo sento ora. Mentre ti allontani. E rimpiango le pause concesse al silenzio desiderato.
Ricordo la prima volta.
Ogni Fine non concede l’ora d’aria al rimpianto?
2.
Mi sorridevi.
Eravamo in stazione.
Dovevi partire.
Confuso tra tutte le parole che avrei potuto dire, ma che rimanevano incollate in gola, mi limitavo ad appoggiarti la mano sulla schiena.
Io c’ero. Cercavo di farti capire che c’ero. Silenzioso, ma custode discreto dei tuoi silenzi.
Parlavo sempre poco. Come ora.
Ma il Tempo sapeva come non perdere tempo.
E l’annuncio da un altoparlante
Riuscì a dare materia ai nostri
Desideri.
Stringendoci stretti in un bacio
3.
- Qual’era il tuo bisogno più urgente? Quale il più importante?…
Non l’ho mai saputo. Non lo so ancora.
Ricordo solo il tuo viso
riflesso sul finestrino,
ed il treno sempre più lontano.
Avrei voluto tirarti giù.
E forse era quello il Fuoco
Forse era quella la Sostanza:
Aspettarti.
Abbiamo avuto fretta.
Abbiamo continuato a sorridere. Sempre.
Senza mai guardarci Oltre.
4.
Ora, tu cerchi di evitare in maniera maldestra di congedarti con un’ultima recriminazione.
Abbassi gli occhi.
Sorridi. Lasci che una smorfia concluda il discorso.
Non ricordavo fossi così bella. Vorrei dirtelo. Ma penseresti ad una bugia. Una delle tante.
Mi mordo le labbra con nervosismo
Confondi il mio imbarazzo con la voglia di scappare.
Mi dici qualcosa. Non capisco, ma ti rispondo lo stesso.
E tu sorridi.
Lo slancio che hai usato per suggerirmi la tua verità è stato esaudito:
Ti basta.
Ma cos’hai detto?
Lo ricordi?
E’ ora di alzarci. Non siamo mai stati d’accordo sul momento di andare via. Ora siamo sincronici.
Un ultimo bacio. Sposto la sedia. Mi avvicino.
Un movimento brusco. Ti abbassi di colpo. Prendi qualcosa. Un gesto. Un rumore sordo.
Nient’altro.
Ti vedo d’un tratto con gli occhi lucidi.
5.
Le tue lacrime sono umide. Troppo. Odorano di te: sono carne viva.
Mi bagnano la fronte.
Ed io sono sempre più lontano.
Sono pietra viva. Fredda.
Ti metti le mani sul volto. Ti disperi. Ripeti che non avresti mai voluto farlo. Che mai saresti arrivata a tanto.
Non capisco cosa succeda.
Ho la testa in fiamme. Ho gli occhi pesanti.
E vedo Te. Solo te.
Perché ti disperi?
Volevi dirmi questo?
Era questo quel che volevi?
Io, non so come.
Ma.
Sei riuscita di nuovo ad essere in primo piano.
Sei riuscita a metterti di nuovo a fuoco senza dire una parola.
Brava.
Ma allora perché piangi?
6.
Io ho sonno.
Molto sonno.
Vedo gente intorno accorrere. Cercare di tenermi in piedi.
Ma io voglio solo sedermi.
Mi sto solo sedendo.
Tutti cercano di accompagnare ogni mio gesto.
Non so perché.
E tu piangi.
E non so perché.
Qualcuno ti stringe le braccia.
Cercano di sfilarti dalle mani un oggetto: é una scatoletta.
Un portagioie sembra.
Non riesco a vederne il colore ora.
Mi sembra color bronzo.
Ma aspetta. Ricordo.
E’ un mio regalo. Di tanti anni fa.
Ti avevo detto di tenerlo sempre con te,
di aprirlo quando avresti voluto realizzare un tuo desiderio.
Nei momenti di malinconia. Di stanchezza.
L’hai portato.
Ancora mi pensi.
Ma allora perché siamo qui?
E perché c’è tutta questa gente con noi?
Chi l’ha invitata?
Non siamo più soli.
Ora.
Ti portano via. Cerco di dire qualcosa ma non riesco.
Ho solo sonno.
Dormo un po’. Ci vediamo dopo. Rimango quì.
Tu vai pure via ora.
Ci vediamo dopo.
Torna al mio risveglio.
Mi farò trovare pronto.
Questa volta.
©Mario Scalzi 2011