Archivio per amore

A Mani Nude

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , , su 12 febbraio 2012 da ilMerzbau

Ci Credevi.

Ci Credevo.

Ma Pensavi fossi Cosa.

                             Cosa?

Ciottolo di confine.

Pausa. Sterpaglia a fuoco.

Passato cadente eretto

A memoria d’uomo.

La neve

Sporca di passi desueti

mantiene la sua verginità

ingrigendosi solo

del peso.

Ci credevi.

Ci credevo.

Ma pensavi fossi Cosa.

                            Cosa?

Ombra al bivio.

Rimorso.Virgola senza punto.

Cadavere risorto senza un corpo.

Da piangere.

Il freddo disinteressato

Alla consuetudine delle Ore

Rimanda al gelo

Le promesse

Maturate al caldo

Di un’Estate appassita.

Scavo a mani nude.

Spezzo cristalli

Rompendomi le unghie.

La terra trema.

Mi manca il cielo sotto i piedi.

Mario Scalzi (2012)

Non Vedo

Postati in letteratura, poesia con i tag , , , , , , , su 9 novembre 2011 da ilMerzbau

Non vedo.

Luce, lontano.

Ecco, le Macchie sulle pupille.

Dicevi? Per rimuover lo sporco è necessario vedere altrove

per non perdere parti di sé. E’ per strada che si prosciuga

l’Illusione, sorda nel proferire parola,

di voler dare un fine.

È un sé colmo di Senso,

invisibile all’attenzione dell’essere-quì-davvero,

aver paura d’aver timore di una scelta

tra le tante che abbiamo già sbagliato.

E’ difficile pensarsi unici

tra le pieghe di un pensiero appena sfiorato,

non riesci a custodire un segreto con te stesso che hai paura di cadere.

Ed ecco che cadi.

Nella memoria io ti ho già conosciuto.

Nel  conforto osservi senza peso la Pena degli altri,

e pensi a quanto sia facile compiacersi del gusto

di non volere.

Sorridi.

 

Quanto tempo ancora?

e nel domandartelo mi accorgo

di essermi già arreso.

Eccomi cadere lungo le nostre orme,

e con quei gesti soliti ma così insoliti

adesso, indichi il segno di una resa.

Arrivano, a volte,

quando meno te lo aspetti,

parole sincere.

Alcune le diremo,

così sorrido all’idea che quel giorno..

Proprio negli stessi luoghi che visitiamo da tempo

di notte, sì, proprio in quello stesso istante,

ci sfiorerà il dubbio.

E ci sveglieremo, sicuri di esser stati sognati dal sonno.

E così sia.

©Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

Così, Eravamo!

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , su 2 ottobre 2011 da ilMerzbau

1.

Pensavo con terrore ad un finale fatto di recriminazioni e rimpianti.

Temevo gli strascichi di un amore malato.

Ed invece eccoci quì. Insieme. Seduti a parlare. Complici. Un ultimo incontro per non vedersi più. Consapevoli della migliore scelta.

E’ strana. Inattesa questa pace.

Giri di parole morte sul nascere diventano ora verità comprese da tempo.

Non avevo mai percepito in pieno quale fosse il tuo Suono. Lo sento ora. Mentre ti allontani. E rimpiango le pause concesse al silenzio desiderato.

Ricordo la prima volta.

Ogni Fine non concede l’ora d’aria al rimpianto?

 

2.

 

Mi sorridevi.

Eravamo in stazione.

Dovevi partire.

Confuso tra tutte le parole che avrei potuto dire, ma che rimanevano incollate in gola, mi limitavo ad appoggiarti la mano sulla schiena.

Io c’ero. Cercavo di farti capire che c’ero. Silenzioso, ma custode discreto dei tuoi silenzi.

Parlavo sempre poco. Come ora.

Ma il Tempo sapeva come non perdere tempo.

E l’annuncio da un altoparlante

Riuscì a dare materia ai nostri

Desideri.

Stringendoci stretti in un bacio

3.

-       Qual’era il tuo bisogno più urgente? Quale il più importante?…

 

Non l’ho mai saputo. Non lo so ancora.

 Ricordo solo il tuo viso

riflesso sul finestrino,

ed il treno sempre più lontano.

Avrei voluto tirarti giù.

E forse era quello il Fuoco

Forse era quella la Sostanza:

Aspettarti.

Abbiamo avuto fretta.

Abbiamo continuato a sorridere. Sempre.

Senza mai guardarci Oltre.

 4.

 

Ora, tu cerchi di evitare in maniera maldestra di congedarti con un’ultima recriminazione.

Abbassi gli occhi.

Sorridi. Lasci che una smorfia concluda il discorso.

Non ricordavo fossi così bella. Vorrei dirtelo. Ma penseresti ad una bugia. Una delle tante.

Mi mordo le labbra con nervosismo

Confondi il mio imbarazzo con la voglia di scappare.

Mi dici qualcosa. Non capisco, ma ti rispondo lo stesso.

E tu sorridi.

Lo slancio che hai usato per suggerirmi la tua verità è stato esaudito:

Ti basta.

Ma cos’hai detto?

Lo ricordi?

E’ ora di alzarci. Non siamo mai stati d’accordo sul momento di andare via. Ora siamo sincronici.

Un ultimo bacio. Sposto la sedia. Mi avvicino.

Un movimento brusco. Ti abbassi di colpo. Prendi qualcosa. Un gesto. Un rumore sordo.

Nient’altro.

Ti vedo d’un tratto con gli occhi lucidi.

5.

Le tue lacrime sono umide. Troppo. Odorano di te: sono carne viva.

 Mi bagnano la fronte.

Ed io sono sempre più lontano.

Sono pietra viva. Fredda.

Ti metti le mani sul volto. Ti disperi. Ripeti che non avresti mai voluto farlo. Che mai saresti arrivata a tanto.

Non capisco cosa succeda.

Ho la testa in fiamme. Ho gli occhi pesanti.

E vedo Te. Solo te.

Perché ti disperi?

Volevi dirmi questo?

Era questo quel che volevi?

Io, non so come.

Ma.

Sei riuscita di nuovo ad essere in primo piano.

Sei riuscita a metterti di nuovo a fuoco senza dire una parola.

Brava.

 Ma allora perché piangi?

6.

 Io ho sonno.

Molto sonno.

Vedo gente intorno accorrere. Cercare di tenermi in piedi.

Ma io voglio solo sedermi.

Mi sto solo sedendo.

Tutti cercano di accompagnare ogni mio gesto.

Non so perché.

E tu piangi.

 E non so perché.

Qualcuno ti stringe le braccia.

Cercano di sfilarti dalle mani un oggetto: é una scatoletta.

 Un portagioie sembra.

Non riesco a vederne il colore ora.

Mi sembra color bronzo.

Ma aspetta. Ricordo.

E’ un mio regalo. Di tanti anni fa.

Ti avevo detto di tenerlo sempre con te,

 di aprirlo quando avresti voluto realizzare un tuo desiderio.

 Nei momenti di malinconia. Di stanchezza.

L’hai portato.

Ancora mi pensi.

Ma allora perché siamo qui?

E perché c’è tutta questa gente con noi?

Chi l’ha invitata?

Non siamo più soli.

 Ora.

Ti portano via. Cerco di dire qualcosa ma non riesco.

Ho solo sonno.

Dormo un po’. Ci vediamo dopo. Rimango quì.

Tu vai pure via ora.

Ci vediamo dopo.

 

Torna al mio risveglio.

Mi farò trovare pronto.

Questa volta.

©Mario Scalzi 2011

L’Amore che ‘osa’ pronunciare il suo nome

Postati in letteratura, narrativa, poesia, Uncategorized con i tag , , , su 21 agosto 2011 da ilMerzbau


 

 

 

Uno stordimento, un’Amnesia di sé nella pace dell’Altro. Un terremoto devastante le cui scosse d’assestamento non siano altro che un lento avvicinarsi verso un essere nuovo. A due teste. E non per questo mostruoso. Un’oasi di velleità pacificate, un porto sicuro da raggiungere sott’acqua, senza alcun interesse per le onde che affonderebbero chiunque. Viaggiare senza viaggio, gustando la sosta, parlare altre lingue riuscendo a tacere. Essere Dio senza la pena delle responsabilità, senza l’onere dell’ingiustizia. Essere Riscatto senza l’azione che giustifichi il proprio essere, ma gustare in un semplice gesto, come può essere un abbraccio, la possibilità di Essere, al di là dei propri limiti.

Cos’altro é l’Amore?

L’amore che non osa pronunciare il suo nome‘ non é Amore, perché l’Amore non ha bisogno di pronunciare il suo nome, ma di viverlo. L’Amore non ha bisogno di conferme, né di giustificazioni o accettazioni da parte di ‘chicchesia’: l’Amore é privato. E l’Amore sbandierato, anche se nobilmente giustificato dalla giusta pretesa di essere pari, in tutte le sue forme, non ha ragione di esistere. Quest’Amore é vanità, o pretesa di superiorità, pari ad ogni eccesso. Non volontà di riscatto nei confronti di ignoranze che scorrono purtroppo su altri binari. 

C’é chi confonde per Amore semplice attrazione sessuale, e chi fa credere sia Amore un’amicizia ‘intellettuale’. C’é chi pensa sia Amore il sentirsi attratti da un’Idea, per poi scoprire dopo poco, come ve ne sia un’altra più affascinante. E c’é chi sfrutta quest’Amore, per fini commerciali, confondendo la Poesia con volgari luoghi comuni. 

E c’é chi sfrutta quest’Amore per sentirsi  importante, per sentirsi vivo per un pò, ignorando come l’amore, fra tutte le Idee pure, sia la cosa più lontana dall’Egoismo.

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