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Le Clessidre rotte (Lontananza)

Postati in letteratura, narrativa, poesia, racconti con i tag , , , , , , su 15 novembre 2011 da ilMerzbau

 

 

Crearsi delle abitudini involontariamente. Imbattersi nella loro monotonia durante percorsi quotidiani compiuti meccanicamente. Inciampare sempre nelle stesse persone e ritenerle a poco a poco parte di sé. Trovare un punto nel paesaggio quasi per caso, ed ogni giorno, come fosse un’ossessione, fermarsi qualche secondo ad osservare per scoprirne difetti o meraviglie, ammirandone i contorni il tempo necessario per renderlo meta ideale dei propri viaggi mentali, per immagazzinarlo nella propria memoria così da poterlo ricostruire altrove, sulla carcassa di un luogo diverso lontano dalle proprie idee.

Innamorarsi di una ragazza senza aver mai avuto occasione di conoscerla, aspettare l’ora giusta per poterne scorgere di nascosto i movimenti, e ritrovarsi da soli a pensare a cosa potrebbe pensare in quel momento.

 

Partire.

In cerca di fortuna. In cerca di qualcosa di meglio.

Nella convinzione che tutto questo sia limitante.

Nella speranza di essere qualcosa di più.

Perdere i propri gesti automatici. Sentire il peso della libertà per qualche tempo, essere convinti di aver raggiunto l’approdo desiderato. Stringere il mondo tra le mani, accarezzarlo, e rendersi  d’un tratto conto di come non combaci con i calli che le mani hanno coltivato nel corso degli anni. Trovarsi a spiare a testa bassa la gente per strada e non riuscire a sentirla familiare, non capire come fare a trovare con loro un punto in comune, non essere capaci di parlare la stessa lingua. E le parole non contano. Ammirare intorno a sé ogni meraviglia, colline e distese dai colori sempre lucenti, architetture più grandi di ogni aspettativa, tramonti dipinti su tavolozze più ampie di quelle a cui si è abituati.  E ritrovarsi per incanto a cercare tra le pennellate in cielo tratti che possano essere eco di quelli così a lungo osservati, ed in un secondo disprezzati. Innamorarsi di nuovi volti e lineamenti diversi, ma cercare nello sguardo e nei gesti, particolari lontani dalla carne osservata.

 

Tornare.

In cerca di sé stessi.

In cerca del meglio già conosciuto perfetto nella sua immobilità.

Vergine nel suo profumo d’antico.

Convincersi di come non sia limitante riuscire ad osservare la propria natura nella monotonia.

 

E non trovare più nessuno.

 

Uscire da casa per ripercorrere dopo anni le strade che ti hanno reso uomo, e non incontrare più quelle abitudini conquistate col tempo. Cercare ai bordi delle vie le persone che avevano ristretto così tanto il tuo mondo, con i loro tragitti coincidenti con i tuoi, da farti scappare lontano.  E non scorgerli più, se non in un nome listato a lutto dalle intemperie. Cercare i propri luoghi, il conforto del tempo, e non trovare nulla, se non nuove costruzioni mentali, nuovi spazi. Incontrare una donna, e scorgere nei suoi lineamenti la somiglianza con la ragazza che un tempo incontravi e che era riuscita a rilegare i tuoi ricordi. Aver voglia di avvicinarti per scambiare due parole, per sapere che fine abbia fatto la figlia, la nipote. Ed accorgersi di colpo, da un modo di fare, da un rapido movimento, che è proprio lei, che quella signora davanti a te ha ucciso uno dei tuoi ricordi più vivi. Ed ha ferito a morte anche te.

 

Ripartire.

Forestiero tra forestieri.

 Nella speranza di ricadere in un’abitudine nuova.

Convinto che un nuovo calco di sé

Possa soffocare le forme conosciute


Prima o poi si fermerà qualcuno,

 

e sarai tu parte di Memorie

non tradite.

©MarioScalzi2011

 

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