Archivio per il merzbau

Non Vedo

Postati in letteratura, poesia con i tag , , , , , , , su 9 novembre 2011 da ilMerzbau

Non vedo.

Luce, lontano.

Ecco, le Macchie sulle pupille.

Dicevi? Per rimuover lo sporco è necessario vedere altrove

per non perdere parti di sé. E’ per strada che si prosciuga

l’Illusione, sorda nel proferire parola,

di voler dare un fine.

È un sé colmo di Senso,

invisibile all’attenzione dell’essere-quì-davvero,

aver paura d’aver timore di una scelta

tra le tante che abbiamo già sbagliato.

E’ difficile pensarsi unici

tra le pieghe di un pensiero appena sfiorato,

non riesci a custodire un segreto con te stesso che hai paura di cadere.

Ed ecco che cadi.

Nella memoria io ti ho già conosciuto.

Nel  conforto osservi senza peso la Pena degli altri,

e pensi a quanto sia facile compiacersi del gusto

di non volere.

Sorridi.

 

Quanto tempo ancora?

e nel domandartelo mi accorgo

di essermi già arreso.

Eccomi cadere lungo le nostre orme,

e con quei gesti soliti ma così insoliti

adesso, indichi il segno di una resa.

Arrivano, a volte,

quando meno te lo aspetti,

parole sincere.

Alcune le diremo,

così sorrido all’idea che quel giorno..

Proprio negli stessi luoghi che visitiamo da tempo

di notte, sì, proprio in quello stesso istante,

ci sfiorerà il dubbio.

E ci sveglieremo, sicuri di esser stati sognati dal sonno.

E così sia.

©Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

Avresti mai il coraggio di Risorgere?

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , su 5 novembre 2011 da ilMerzbau

Ci porteranno via in orizzontale

Tesi a coprire il cielo

Col nostro corpo steso.

Ascolteremo allontanarsi

Il brusìo attento

Al dire bene di noi.

Perché osservati in silenzio.

Si fermerà qualcuno,

non visto, non conosciuto.

Un sussulto scuoterà

La carne morta

 D’un tratto:

Un’illusione

Un’altra. Tra le tante.

Solo curiosità per altra Vita stancata

Dal tempo.

Noi, sempre così lontani dalle date,

Dai numeri,

Così incoscienti di noi

E da ciò che credevamo di avere.

Non ci siamo accorti

Che già dal primo vagito

Era iniziato il conto alla rovescia:

A crescere.

Forse è questo che ci ha distratto.

Sono nato ieri.

                                                                                                  Il cielo nascosto altrove,

I miei occhi attenti alle pareti,

Alle sue crepe

Fredde come astri.

E tu?

Sei così sicura

Di essere Viva?

Coprimi bene

Intanto,

Ho freddo,

Non vorrei risvegliarmi tremando.

Hai visto

Come fa buio presto?

©Mario Scalzi 2011

Quasi a Toccare il soffitto (2010)

Postati in Uncategorized con i tag , , , su 10 agosto 2011 da ilMerzbau

 

Abbraccio la sedia.

Le affido ogni peso.

Una sigaretta. L’ennesima.

Distratto aspiro assenza d’aria.

Qualche tiro. Ascolto l’apnea. Mi trascino lungo un filo. Una scala di fumo che sale oltre me.

Osservo. Gradino per gradino. Salgo. Quasi a toccare il soffitto.

L’ultima cenere mi riporta giù.

Un accendino. Una fiammella. Risalire.

Con la stessa curiosità. Lo stesso trasporto.

Dimentico l’apnea di un momento. Salgo lento.

Pensavo di averti nascosta. Di riuscire a non trovarti più.

Ma ti ho ritrovata:

Per strada. Su un muro. Dietro l’angolo. Nel bar sotto casa.

Ti avevo nascosta dietro l’ombra dell’ultima via.

che non avevo ancora percorso.

Abbraccio la sedia.

Le affido ogni peso.

Una sigaretta. L’ennesima.

Distratto aspiro assenza d’aria.

Qualche tiro. Ascolto l’apnea. Mi trascino lungo un filo. Una scala di fumo che sale oltre me.

Osservo. Gradino per gradino. Salgo.

Ti vedo. In cima. Seduta sull’ultimo gradino. A sfiorare il soffitto.

L’ultima cenere mi riporta giù.

Un accendino. Una fiammella. Risalire.

Con la stessa curiosità. Lo stesso trasporto.

Dimentico l’apnea di un momento. Salgo lento.

Pensavo di averti nascosta. Di riuscire a non trovarti più.

Avevo nascosto le tue tracce.

Il tuo passaggio.

Ma é ogni novità ora a chiedermi il tuo nome.

Ogni spazio inedito alla mia vista ti reclama.

Si riflette nel tuo nome ogni assenza.

Abbraccio la sedia.

Le affido ogni peso.

Una sigaretta. L’ennesima.

Distratto aspiro assenza d’aria.

Qualche tiro. Ascolto l’apnea. Mi trascino lungo un filo. Una scala di fumo che sale oltre me.

Osservo. Gradino per gradino. Salgo.

Ti vedo. In cima. Seduta sull’ultimo gradino. A sfiorare il soffitto.

Dimentico l’apnea di un momento.

Ti trattengo in me.

Al sicuro.

Spalanco la finestra. Ti soffio via.

M’illudo. Per un attimo. Di nasconderti.

Di riuscire a non trovarti più.

Recido le arterie

che mi portavano a te.

Il sangue scorre

lento.

lento.

lento.

Ha il tuo odore. 

Si allontana.

Macchiando ogni cosa.

Non aver Fede nella Fede Altrui

Postati in Uncategorized con i tag , , , , su 6 agosto 2011 da ilMerzbau

                                                                        ©Mario Scalzi 2010

 

Cos’è la Vita? E il suo senso? Vivremo dopo la morte?

Parole. Parole. Semplici parole. Nessuno lo sa. Tutti provano ad immaginarsi una risposta comprensibile. E se per per alcuni sopravvivere dopo la Fine è Certezza di Fede, per altri é pura utopia: più facile pensare che un corpo freddo destinato a decomporsi sia chiaro indice delle fine che credere ad altro, l’Anima non c’è, non si vede, e una lastra di zinco è abbastanza  credibile nella sua concretezza.

Speranza e Disperazione hanno sempre dato vita a storie e teorie di ogni tipo, ognuna supportata da prove che riescono ad essere visibili da chi vuol guardare dal lato che ritiene giusto, nella consapevolezza che l’essere umano non sia inizio e fine di ogni cosa.

Ciò che conta, al di là di ogni risposta, è partire dalla considerazione che ognuna di esse debba essere meritevole di rispetto, rispondendo a tante Verità, tante quanto sono gli essere umani.

Non aver Fede nella fede altrui è Origine della ricerca, sostanza del Mistero e sospiro di creazione, al di là delle certezze supportate dalla paura. La percezione che ognuno ha del mondo nasce e muore con sé stessi. E la condivisione non è che solitudine messa a tacere.

La maggioranza non fa la Verità, la confonde, e basta.

Al di là del semplice conteggio di giorni a perdere, cosa conta veramente nella vita se non la percezione personale del mondo che ci circonda? Un unico e personale dogma da seguire, strumento utile a fuggire dal peso dell’esperienza, scarto venerato d’emozioni già usate. Da altri.

Io non vedo te, Tu non vedi me. Quindi tu non esisti’, la base su cui è sempre andato avanti il mondo.

E perché?  Chi dei due è reale?

Io non vedo te, Tu non vedi me. Ma tutti e due vediamo qualcosa. Questo mi basta’, questo dovrebbe essere il punto d’arrivo.

Avere diverse Fedi, separate, senza presunzioni dogmatiche, e seguirle, fino alla fine, facendo di esse, nel loro continuo inseguimento,  la certezza su cui galleggiare.

Non avere mai risposte certe dà fiato all’Anima, e la rende Immortale.

Il Prossimo ‘estinto’

Postati in Uncategorized con i tag , , su 31 luglio 2011 da ilMerzbau

Chi è il ‘prossimo’ se non sé stessi?

Siamo tutti uguali e diversi. Abbiamo due braccia, due gambe, un cervello, e, sebbene a volte sembri impossibile, delle emozioni. Tutti. Chi più e chi meno: la sensibilità è dovuta a troppi fattori per poter stabilire con superficialità quali lacrime siano sincere e quali no. E la pena che alla nascita ci infligge la genetica non è da sottovalutare. Peccato si riescano a riconoscerne i segni su di sé troppo tardi. Ad osservarla negli occhi prima del tempo, servirebbe a correggersi, a migliorarsi, e non a coccolarsi sui propri limiti. Limiti, solo perché frutto non del proprio sentire. Ma di combinazioni dovute al sangue.

Una vita dura mediamente un’ottantina di anni. Una Vita si e no venti. Ed in questi venti anni, utili per fare di sé qualcosa di diverso dalla natura di un albero o un filo d’erba, ci si imbatte sempre nel ‘prossimo’. Quante volte ci si è imbattuti nel ‘famoso’ prossimo? Innumerevoli volte. Per strada, a lavoro, in famiglia, insomma, ovunque. E quante volte questo prossimo ha tentato di entrare in contatto con noi? E se anche non ha provato a rivolgerci la parola, o ad entrare in contatto con le nostre sinapsi, quante volte ci si è posto di fronte con la propria vita impressa nei movimenti, nelle rughe, o in un semplice ‘buongiorno’?

Anche un semplice ‘buongiorno’ è infatti un libro aperto della persona che lo rivolge. Può essere urlato, sussurrato, detto col viso rivolto ai propri piedi o rivolto orgogliosamente alla persona che si pone davanti mentre la si guarda diretta negli occhi.

Un semplice ‘buongiorno’ può esprimere una volontà di dominare il prossimo, come un disperato bisogno di aiuto.

Ma in fondo, cosa fa del ‘buongiorno’ un segnale recepibile o difficile da digerire?

La riconoscibilità con sé stessi, e con il proprio mondo interiore.

E’ sempre lì il punto: sé stessi. Se si riconosce nel prossimo qualche particolare vicino al proprio modo d’essere, o a quello di qualche persona che smuove in noi qualche sensazione, ecco che scatta l’accettazione o la repulsione. Tutto lì. Sé stessi: punto di partenza e arrivo del vivere di tutti i giorni.

Quante volte sarà successo di incontrare un amico, pronto a scattare come fosse sulla linea di partenza di una gara di velocità, desideroso di sottoporre alla nostra attenzione qualche suo problema, qualche suo dubbio? Quante? Migliaia di volte. E quante volte si è dato un giudizio sincero in base a valutazioni oggettive? Poche. Chi non ha mai cercato di immedesimarsi nei discorsi ascoltati per poter dare un consiglio giusto, sincero? Ed in base a cosa, se non nel tentativo di suggerire il meglio da farsi perché ‘se fossi io, farei questo’. Ed oltre tutto, quante volte questa immedesimazione è stata cercata per sopportare il tempo perso ad ascoltare sfoghi che una pagina di Diario accoglierebbe meglio?

E poi, alla fine, quante volte ancora il consiglio concesso è stato poi accolto?

Poche volte. Poche.

Spesso e volentieri la richiesta di ascolto non è altro che un tentativo di liberarsi di una consapevolezza, consci che una volta che quella idea già fondata in sé viene liberata, si è pronti per affrontarla con un minore peso, perché condivisa.

Tanto, ci sarà sempre chi ascolterà il ‘racconto’ del proprio errore, se non la persona che ha ascoltato prima, un’altra. Siamo così tanti, che una nuova immedesimazione è sempre dietro l’angolo.

E non parliamo del resto, di cose più importanti. La storia sarebbe sempre questa.

Ama il prossimo tuo come te stesso’ diceva un uomo venuto dalla Galilea: facile, tanto il prossimo non esiste.

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