Archivio per ilbuioesaudito

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , , , su 1 novembre 2011 da ilMerzbau

Padre mio che sei nei cieli,
non mi è cara questa terra per cui a breve morirò.
Deporrò tra le tue mani, Padre, questa vita a me così estranea,
perché sia fatta la tua volontà, che oggi sento così lontana.

Precederò nella Valle della Morte i miei assassini.

Salverò tutti, Padre mio.

Ma io so, per aver vissuto come loro, che non sentiranno il peso della croce, inchiodati come sono al Silenzio.

Ma sia fatta la tua volontà, sia fatta la loro volontà.

Perdonami Padre,
se mi sento creditore di un sacrificio non compreso.
Un sacrificio dello stesso peso di una pietra.
Immobile, fredda, nonostante il sole la riscaldi.
Una pietra che non gode del calore e maledice la tua luce.

O forse Padre, la mia pena è proprio questa,
il riscatto che io pago con la morte
è andare via condividendo
la miseria di chi non merita il mio dolore.
Comprendere le ragioni
dei sospiri

Ma se il mio ultimo grido di dolore,
pesasse quanto il loro primo vagito?

E poi, Perché Io?

Perché questa carne?

Non basterebbe chieder loro, ad uno ad uno, se siano mai stati felici?
E aspettare una risposta.
Una reazione.
Un’assoluzione personale?

Perché, Padre, devo morire,
senza ancora poter dire
di essere parte
di tutto

Perché devo aver Fede
in una Fede
che è in Me,
ma non ne sento beneficio,
e mi costringe
a gridare al cielo
lo strazio del Tempo

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Perdonami
se mi sento rimedio ad un errore.
Se sento così forte il peso
di una colpa non mia.
Forse ho assunto su di me
la paura della morte così tanto
da temere il tuo Amore.

Così tanto da non capirne il senso.

Ho visto uomini accettare la sofferenza,
desiderare la pace nell’Assenza,
nel conforto del silenzio:
ma io non sono così.

Copia tra copie,
divina
quanto le loro essenze.

Ma io muoio innocente.

Mi basta morire una volta,
una sola,
per meritarmi un posto
accanto a te.

Loro no.
Hanno il tempo di capire
Che una morte non basta

La pietra angolare che tu hai scelto,
Padre,
ha edificato una torre tronca.
E le macerie non sono
il Verbo:
solo un alibi.

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Ho fatto pescatori d’anime
uomini inconsapevoli,
quando io per primo
non sapevo ancora
se i fondali
di questo mondo
fossero pescosi.

E quando ho nascosto
la Disperazione
in un abbraccio di conforto,
ho cercato solo una spalla
su cui morire per un momento,
senza dolore,
spacciando ogni mia azione
per Pietà.

Ho visto, Padre,
piangere per fame,
disperarsi per solitudine,
gridare il tuo nome
e non avere più fiato
per chiedere
aiuto

Ho visto gente
Senza colpa
Non aver bisogno
Dell’Eterno,
Ma di pane,
Di serenità.

La Speranza della Serenità,
Mio Signore,
non ha forza

Neanche per me

Quì

Perdonami Padre,
Sono un Morente,
come tanti,
ed il dolore
non ha tempo
nella propria Memoria.

Il battito del cuore
Ed il mio respiro frammentato
Sono troppo
Vivi

Per essere Divini

Ora.

Prega per me, Padre mio
Prega, perché anche la mia Anima
Sia salva

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

Stuprare l’Imperfezione per renderla Vergine

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , su 28 ottobre 2011 da ilMerzbau

Ho accatastato lamiere

di ricordi incompleti

per farne macchine

perfette.

Ho saldato con i loro errori

i progetti di oggi,

pronto a detestarne

le imperfezioni.

Senza una parola in più.

Grovigli Freddi. Pallidi.

Scivolano veloci

sull’asfalto.

Ricadono nell’urto

di una crepa.

Di un Impatto.

Rumori. Odori. Spasimi del Ventre. Stridori. Conati spezzati dal gusto di sapori ancora incontrollabili

mi preservano

da Me.

Caronte dov’é? Dove si é nascosto?

Ho bisogno di un nocchiero. Di una guida cieca.

Ora.

Ma basta una moneta

per guadare il fiume?

Basta una moneta per superare un’idea morta?

O serve una Vita intera?

Non so.

Comunque sia, la mia non vale abbastanza.

Il Cielo é buio

e non basta una luce,

neanche la più piccola,

per rifletterne il senso.

Essere é vivere Altrove. Da Sé.

E la Vita, é un’altra Storia.

©Mario Scalzi 2011

 

 

Così, Eravamo!

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , su 2 ottobre 2011 da ilMerzbau

1.

Pensavo con terrore ad un finale fatto di recriminazioni e rimpianti.

Temevo gli strascichi di un amore malato.

Ed invece eccoci quì. Insieme. Seduti a parlare. Complici. Un ultimo incontro per non vedersi più. Consapevoli della migliore scelta.

E’ strana. Inattesa questa pace.

Giri di parole morte sul nascere diventano ora verità comprese da tempo.

Non avevo mai percepito in pieno quale fosse il tuo Suono. Lo sento ora. Mentre ti allontani. E rimpiango le pause concesse al silenzio desiderato.

Ricordo la prima volta.

Ogni Fine non concede l’ora d’aria al rimpianto?

 

2.

 

Mi sorridevi.

Eravamo in stazione.

Dovevi partire.

Confuso tra tutte le parole che avrei potuto dire, ma che rimanevano incollate in gola, mi limitavo ad appoggiarti la mano sulla schiena.

Io c’ero. Cercavo di farti capire che c’ero. Silenzioso, ma custode discreto dei tuoi silenzi.

Parlavo sempre poco. Come ora.

Ma il Tempo sapeva come non perdere tempo.

E l’annuncio da un altoparlante

Riuscì a dare materia ai nostri

Desideri.

Stringendoci stretti in un bacio

3.

-       Qual’era il tuo bisogno più urgente? Quale il più importante?…

 

Non l’ho mai saputo. Non lo so ancora.

 Ricordo solo il tuo viso

riflesso sul finestrino,

ed il treno sempre più lontano.

Avrei voluto tirarti giù.

E forse era quello il Fuoco

Forse era quella la Sostanza:

Aspettarti.

Abbiamo avuto fretta.

Abbiamo continuato a sorridere. Sempre.

Senza mai guardarci Oltre.

 4.

 

Ora, tu cerchi di evitare in maniera maldestra di congedarti con un’ultima recriminazione.

Abbassi gli occhi.

Sorridi. Lasci che una smorfia concluda il discorso.

Non ricordavo fossi così bella. Vorrei dirtelo. Ma penseresti ad una bugia. Una delle tante.

Mi mordo le labbra con nervosismo

Confondi il mio imbarazzo con la voglia di scappare.

Mi dici qualcosa. Non capisco, ma ti rispondo lo stesso.

E tu sorridi.

Lo slancio che hai usato per suggerirmi la tua verità è stato esaudito:

Ti basta.

Ma cos’hai detto?

Lo ricordi?

E’ ora di alzarci. Non siamo mai stati d’accordo sul momento di andare via. Ora siamo sincronici.

Un ultimo bacio. Sposto la sedia. Mi avvicino.

Un movimento brusco. Ti abbassi di colpo. Prendi qualcosa. Un gesto. Un rumore sordo.

Nient’altro.

Ti vedo d’un tratto con gli occhi lucidi.

5.

Le tue lacrime sono umide. Troppo. Odorano di te: sono carne viva.

 Mi bagnano la fronte.

Ed io sono sempre più lontano.

Sono pietra viva. Fredda.

Ti metti le mani sul volto. Ti disperi. Ripeti che non avresti mai voluto farlo. Che mai saresti arrivata a tanto.

Non capisco cosa succeda.

Ho la testa in fiamme. Ho gli occhi pesanti.

E vedo Te. Solo te.

Perché ti disperi?

Volevi dirmi questo?

Era questo quel che volevi?

Io, non so come.

Ma.

Sei riuscita di nuovo ad essere in primo piano.

Sei riuscita a metterti di nuovo a fuoco senza dire una parola.

Brava.

 Ma allora perché piangi?

6.

 Io ho sonno.

Molto sonno.

Vedo gente intorno accorrere. Cercare di tenermi in piedi.

Ma io voglio solo sedermi.

Mi sto solo sedendo.

Tutti cercano di accompagnare ogni mio gesto.

Non so perché.

E tu piangi.

 E non so perché.

Qualcuno ti stringe le braccia.

Cercano di sfilarti dalle mani un oggetto: é una scatoletta.

 Un portagioie sembra.

Non riesco a vederne il colore ora.

Mi sembra color bronzo.

Ma aspetta. Ricordo.

E’ un mio regalo. Di tanti anni fa.

Ti avevo detto di tenerlo sempre con te,

 di aprirlo quando avresti voluto realizzare un tuo desiderio.

 Nei momenti di malinconia. Di stanchezza.

L’hai portato.

Ancora mi pensi.

Ma allora perché siamo qui?

E perché c’è tutta questa gente con noi?

Chi l’ha invitata?

Non siamo più soli.

 Ora.

Ti portano via. Cerco di dire qualcosa ma non riesco.

Ho solo sonno.

Dormo un po’. Ci vediamo dopo. Rimango quì.

Tu vai pure via ora.

Ci vediamo dopo.

 

Torna al mio risveglio.

Mi farò trovare pronto.

Questa volta.

©Mario Scalzi 2011

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.