“Nessuna città
dovrebbe essere tanto grande
che un uomo, un giorno,
non possa uscirne camminando”
(C.Connolly)
Strade. Percorsi non previsti. Limiti circoscrivibili, calpestabili, tradotti in un lento passaggio trafitto da pioggia, neve o sole cocente. Strade percorse a piccoli passi e subite con pazienza.
Di questo era composta la vita dell’uomo senza nome: strade, nient’altro. E non vi era pericolo che potesse inciampare tra le parole. Il silenzio lo sorreggeva continuamente, aiutandolo ad andare sempre più lontano.
Camminava e camminava, ogni giorno, senza sosta. Si incrociavano col suo cammino vite appena intraviste nella mezza luna di uno sguardo distratto, attento più che altro ad un intralcio non previsto che al resto.
Quando ancora il paesaggio non veniva cancellato da sagome brulicanti di quotidianità, come alba puntuale al di là delle nuvole, ecco accorrere da lontano lui ed il suo cammino. Senza sosta, senza fine, senza neanche una parola a coprirne il battito del cuore accellerato per la fatica.
Appoggiato al suo bastone da rabdomante, alla ricerca dell’equilibrio come acqua sorgente, l’uomo superava le macchine che gli si ponevano di fronte, con una velocità pari al suono dei suoi pensieri.
Nessuno si era posto mai il problema di chi fosse, del perché di quel continuo girovagare. Nessuno si era mai preoccupato di quella presenza così puntuale, così ben incastonata fra la monotonia delle ore. Perché farsi troppe domande? A cosa sarebbe servito saperlo? A nulla.
Ma Pietro non era di questa idea.
Pietro era un bambino, come tanti, ma non del tutto uguale agli altri. Aveva poca esperienza, come tutti i coetanei, ma per colpe non sue aveva aveva già quasi consumato tutta la polvere di fata regalatagli alla nascita.
Era già consapevole, Pietro, di come la verginità fosse un punto di partenza, non un arrivo ragionato. E di come dovesse essere centellinata nel corso dell’esistenza per non rimanerne mai senza. Ne era già consapevole dal fondo delle sue tasche ormai vuote d’illusione.
Pietro aveva un padre ed una madre. Ma, in fondo, non se ne era mai accorto. Li aveva percepiti entrambi sempre così distanti da sé da non riuscire a sentirsi parte di una famiglia, neanche nel rispetto di una lontananza. Una famiglia costretta, dalle proprie imperfezioni, a maturare insieme. Una famiglia distorta, ma sempre e comunque morbida.
Pietro aveva provato a chiedere spiegazioni, a cercare di capirne il motivo. Era un bambino, ma in fondo un piccolo uomo, e non poteva certo accontentarsi di risposte banali.
Aveva chiesto spesso il perché della sua venuta al mondo, specie quando alla fine delle lunghe discussioni tra i genitori veniva spedito in camera sua in malo modo. Ma la risposta ricevuta, allo scoppio della pace, era sempre la stessa ‘Un’atto d’amore, piccolo mio, sei nato da un atto d’amore’.
- Ma un atto d’Amore, non é Uno? Un momento di grazia non é limitato nel tempo? – si chiedeva – Se bevo, non é per dissetarmi? Se bevessi per avere ancora sete, per avere desiderio di altri liquidi diversi dall’acqua, e per lo più irraggiungibili, non sarebbe meglio morire d’arsura? – si chiedeva. Ma le risposte che riceveva erano sempre le solite. Troppo poche per un bimbo che sognava un cielo stellato e fino ad allora aveva conosciuto solo notti senza luna.
Pietro era così.
Come poteva quindi non domandarsi il perché quell’uomo, a qualunque ora del giorno e della notte, camminasse senza mai fermarsi? Un giorno chiese al padre:
Papà, ma perché quel signore cammina sempre?
Quale signore?
Quel signore che incontriamo ogni giorno!
Pietro. Che domande fai? Non lo so. Dài, non ho tempo per queste sciocchezze.
Ma non ha mai un’influenza quel vecchietto? Non gli fa male il freddo, la pioggia?
Pietro, non lo so! Avrà i suoi motivi!
Papà, perché non glielo chiedi?
No. Sono fatti suoi, Pietro, e comunque non…
…Perché no?
Perché ho altro a cui pensare…
Forse anche lui…ma tu non lo vorresti sapere?
No…la smetti per favore?
…Si, scusa. Te lo chiedevo solo perché mi sembra così triste…
Pietro, basta! Mi stai stufando. Cosa sono tutte queste domande? fai il bambino: Impara a tacere!
Ma quello che non parla sei tu. E non mi sembri piccolo.
Per fortuna esistono i nonni nella vita di un bambino. Per fortuna esistono angeli che fanno delle proprie rughe vanto e non limite.
Per fortuna, c’é chi vive di Grazia senza volere in cambio nulla, se non attenzione. Così, Pietro, chiese un giorno a sua nonna se avesse mai visto quell’uomo. Lei stava sempre a casa, ma non avrebbe avuto difficoltà a notare una persona che ad orari precisi si affacciava alla sua finestra con la propria costanza. Quel vecchietto, che con duemila passi ne riusciva a compiere solo due, era a tempo con il suo modo di vivere.
Si, lo ricordo piccolo mio…da sempre.
Come da sempre?
Da bambina lo vedevo camminare ogni giorno nelle vie qui intorno…
Ma non gli hai mai detto niente?
Avrei voluto…mi sorrideva quando provavo ad accennare qualche parola…
E…?
…e poi niente. Non avevo il coraggio e non era conveniente che una bambina rivolgesse parola ad uno sconosciuto. Tempi diversi i miei Pietruccio…
Ma lo hai mai visto fermo?
Mai. Per un periodo non ho più fatto caso a lui. Pensavo fosse morto. Ora, da qualche anno é rispuntato, e sembra non sia invecchiato di una virgola.
Un giorno, durante un pomeriggio come tanti altri, ma dai colori diversi, Pietro decise di saperne di più: la curiosità si nutre di imprevisti, e quello sembrava il momento giusto per fare ordine nei suoi pensieri.
Aspettò di uscire col padre per chiedere a quel signore il motivo di quelle passeggiate continue. Si guardò in giro, quando finalmente, da lontano, lo vide arrivare quasi scalasse la strada. Ne scorse la testa, poi il naso e la bocca. Quando le sue gambe furono a poche spanne, capì che doveva prepararsi a formulare la domanda giusta, senza alcun fronzolo. Non appena le rughe dell’anziano si presentarono alla stessa altezza dei suoi occhi, puntuali rispetto ad una possibile disattenzione, gli chiese:
Perché cammini sempre?
L’uomo fece ancora due passi. Sorrise e si fermò. Così, con un gesto quasi impercettibile delle labbra:
Perché nessuno mi ha mai fermato.
Guardò Pietro negli occhi e gli suggerì un silenzio confortante: era ora. Furono pochi secondi, muti come il tempo che c’era voluto per formulare la domanda. Poi si girò, non dismettendo l’espressione con cui l’aveva ascoltato.
Una luce rossa, il tintinnìo del passaggio a livello, la mano del padre a strattonare Pietro e la sua meraviglia. Un treno come una lama tra lui e il vecchietto. Poi il nulla, e la strada deserta.
Che succede Pietro? – chiese il padre al suo stupore.
Che fine ha fatto il vecchietto?
Cosa?
Il vecchietto che cammina: Non c’é più.
Di nuovo con le tue domande? Non c’é nessun vecchietto.
Ma…
Andiamo a casa. Non ho tempo da perdere.
Pietro lo seguì. Ancora una volta senza aver ricevuto una risposta.
Non seppe più nulla di quel signore. Non lo vide più. Ed il paesaggio perse il contorno di cui si nutriva. Pietro non vide più il vecchietto ed il suo bastone, ma quella notte dormì profondamente.
Fino a riposarsi per bene.
L’alba senza fretta bussò alla finestra e gli aprì la porta. Era arrivato il momento di uscire da solo. Di camminare.
Pietro fece il primo passo. Il silenzio intorno gli diede la forza per compierne altri mille.
Non si fermò più.
M.Scalzi,2012










