Archivio per morte

Il Rifiuto di Lazzaro (Il Peso della Libertà)

Postati in letteratura, narrativa, poesia, racconti, religione con i tag , , , , , , , , , , , su 10 marzo 2013 da ilMerzbau

Particolare-della-resurrezione-di-lazzaro-Caravaggio

Lazzaro, vieni fuori!

Un Eco dagli abissi mi richiama ad una stabilità precaria da cui ero caduto mantenendone il ricordo, come ombra di luce imperfetta.

Chi mi chiama? Chi invoca di nuovo la mia assenza nella comodità di un nome?

Non ho già dato abbastanza? Non meritavo altro?

Iniziavo finalmente a godere di una pace senza bordi da ripulire dall’abuso di polvere e paura, prima di questa Voce proveniente dall’Assenza.

Sei tu, Gesù? Sei proprio tu?

 

Lazzaro, vieni fuori!

Marta, Maria! Perché mi avete fatto fare questo? Perché? Non eravamo stati felici insieme una vita intera?

Una vita ha una durata prestabilita, forse?

Perché avete voluto forzare il tempo, scardinarne i lucchetti? Non era forse giunto il mio momento, la  pace meritata?

Non avevate voi  fede nel naturale corso degli eventi? Non era già una consolazione meritata vegliare su uno scrigno colmo di ricordi?

Perché avete invocato Lui? Perché avete voluto dare materia  alle sue promesse?

La vostra Fede, non era già Fede senza bisogno di Sostanza?

 

Lazzaro, vieni fuori!

Fermati Cristo, fermati!

Non far rimuovere la pietra che ha finalmente sigillato le mie paure: finalmente mi sento!

Nel buio riesco a vedermi, riesco ad illuminare le voci che un tempo mi conducevano altrove.

Ho sempre avuto fede nella tua Parola, ma mai come ora ho avuto prova dell’avvento del tuo Regno.

Perché riportarmi nell’ombra della Speranza. Perché?

Forse non ci credi neanche tu? Forse anche tu sei vittima di un ruolo che non hai scelto?

La morte di un uomo, la morte di un amico, vale forse meno della propria missione?

Sono un uomo, lo so. Non basta?

Ma sappi, che chi vuoi convincere sono uomini, come me.

E tutti, dico tutti, hanno la mia stessa dignità, non barattabile con nessun’ Idea, neppure la più meritevole di Fede.

Le idee non sono eterne. Variano in forma e sostanza. Muoiono e risorgono, ma con un corpo diverso, un’Anima diversa.

Tu lo sai, so che lo sai: sarai deriso, perseguitato e ucciso.

Io lo so, e non sono di certo figlio di Dio.

E lo so per un motivo ben preciso. Ho avuto nella mia vita una sola pretesa, essere amato, senza alcun interesse, poter sigillare il flusso di ogni emozione in atti definitivi.

Ora, finalmente, iniziavo a godere dell’indice della mia esistenza. E tu? Cos’hai fatto? Mi hai rimesso alla prova? E perché?

 

 

Lazzaro, vieni fuori!

No!

La pietra che tu vuoi scollare dalla mia speranza attutita, la tengo stretta tra le mie braccia.

Mi inchioda al luogo che finalmente mi ha reso Uomo. Mi inchioda al riposo meritato, ad una preghiera esaudita e tanto a lungo desiderata.

Prendi un altro, non me.

Mi eri amico, così dicevi, e allora dimostramelo! Non scaricare su altri la responsabilità di una pena che vuoi far passare per Dono.

Sono un uomo, Io. Un Uomo. E me ne vanto!

Il mio unico errore è stato nascere, e di questa colpa non ne sono neanche mai stato responsabile.

Ho pianto. E tanto. La mia prima parola, addirittura, è affogata tra le lacrime: non bastava questo per farti capire di essere in debito con la missione di cui Tu sei Incarnazione?

Finalmente ho concluso in un sospiro il lungo susseguirsi dei miei respiri, da sempre soffocati da risposte senza fiato.

Vuoi farmi tornare indietro?

No!

E perché poi? Per dare un Senso ad eventi inevitabili? Per distrarre dalla Fine?

No!

Capisci cosa vuol dire ‘No’?

‘No’ vuol dire essere liberi. ‘No’ vuol dire scegliere il motivo di un’esistenza. ‘No’ vuol dire dare un senso al momento in cui finire, senza alcun dogma, senza alcuna imposizione, senza alcun condizionamento.

L’eternità non può essere un obbligo. L’assoluzione dai propri errori non deve essere una scusa.

Io posso essere l’Oltre da ricercare.

E lo posso essere da solo, senza dover per questo risorgere per rendere merito a chi mi ha sempre offerto un’amicizia non gratuita.

 

 

Lazzaro, vieni fuori!

Gesù mio, amico di tempi perduti, di tempi sprecati.

Se avessi potuto scegliere di essere un ponte, tra ciò che sarei voluto essere e ciò che non sono stato,

non sarei stato altro che un ponte diroccato, un arcobaleno scolorito dal tempo franato all’apice del suo colore più acceso.

Se avessi potuto scegliere di essere ciò che non sono, sarei stato una falena dalle vesti sgargianti nel chiaroscuro di una notte senza luna.

 

 

 Lazzaro, vieni fuori!

 Essere è non sentirsi, amico mio.

E tu mi chiami a Te.

A me.

No, é la mia risposta. E prendila, senza offesa, come la più grande professione di Fede all’Uomo, alla libertà, a ciò che sei, a ciò che sono, a ciò che deve Essere.

Risorgo senza Vita.

E mi inchino ad un diniego.

Così deve essere.

Così sia.

 

M.Scalzi, 2013

Non Vedo

Postati in letteratura, poesia con i tag , , , , , , , su 9 novembre 2011 da ilMerzbau

Non vedo.

Luce, lontano.

Ecco, le Macchie sulle pupille.

Dicevi? Per rimuover lo sporco è necessario vedere altrove

per non perdere parti di sé. E’ per strada che si prosciuga

l’Illusione, sorda nel proferire parola,

di voler dare un fine.

È un sé colmo di Senso,

invisibile all’attenzione dell’essere-quì-davvero,

aver paura d’aver timore di una scelta

tra le tante che abbiamo già sbagliato.

E’ difficile pensarsi unici

tra le pieghe di un pensiero appena sfiorato,

non riesci a custodire un segreto con te stesso che hai paura di cadere.

Ed ecco che cadi.

Nella memoria io ti ho già conosciuto.

Nel  conforto osservi senza peso la Pena degli altri,

e pensi a quanto sia facile compiacersi del gusto

di non volere.

Sorridi.

 

Quanto tempo ancora?

e nel domandartelo mi accorgo

di essermi già arreso.

Eccomi cadere lungo le nostre orme,

e con quei gesti soliti ma così insoliti

adesso, indichi il segno di una resa.

Arrivano, a volte,

quando meno te lo aspetti,

parole sincere.

Alcune le diremo,

così sorrido all’idea che quel giorno..

Proprio negli stessi luoghi che visitiamo da tempo

di notte, sì, proprio in quello stesso istante,

ci sfiorerà il dubbio.

E ci sveglieremo, sicuri di esser stati sognati dal sonno.

E così sia.

©Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

Avresti mai il coraggio di Risorgere?

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , su 5 novembre 2011 da ilMerzbau

Ci porteranno via in orizzontale

Tesi a coprire il cielo

Col nostro corpo steso.

Ascolteremo allontanarsi

Il brusìo attento

Al dire bene di noi.

Perché osservati in silenzio.

Si fermerà qualcuno,

non visto, non conosciuto.

Un sussulto scuoterà

La carne morta

 D’un tratto:

Un’illusione

Un’altra. Tra le tante.

Solo curiosità per altra Vita stancata

Dal tempo.

Noi, sempre così lontani dalle date,

Dai numeri,

Così incoscienti di noi

E da ciò che credevamo di avere.

Non ci siamo accorti

Che già dal primo vagito

Era iniziato il conto alla rovescia:

A crescere.

Forse è questo che ci ha distratto.

Sono nato ieri.

                                                                                                  Il cielo nascosto altrove,

I miei occhi attenti alle pareti,

Alle sue crepe

Fredde come astri.

E tu?

Sei così sicura

Di essere Viva?

Coprimi bene

Intanto,

Ho freddo,

Non vorrei risvegliarmi tremando.

Hai visto

Come fa buio presto?

©Mario Scalzi 2011

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , , , su 1 novembre 2011 da ilMerzbau

Padre mio che sei nei cieli,
non mi è cara questa terra per cui a breve morirò.
Deporrò tra le tue mani, Padre, questa vita a me così estranea,
perché sia fatta la tua volontà, che oggi sento così lontana.

Precederò nella Valle della Morte i miei assassini.

Salverò tutti, Padre mio.

Ma io so, per aver vissuto come loro, che non sentiranno il peso della croce, inchiodati come sono al Silenzio.

Ma sia fatta la tua volontà, sia fatta la loro volontà.

Perdonami Padre,
se mi sento creditore di un sacrificio non compreso.
Un sacrificio dello stesso peso di una pietra.
Immobile, fredda, nonostante il sole la riscaldi.
Una pietra che non gode del calore e maledice la tua luce.

O forse Padre, la mia pena è proprio questa,
il riscatto che io pago con la morte
è andare via condividendo
la miseria di chi non merita il mio dolore.
Comprendere le ragioni
dei sospiri

Ma se il mio ultimo grido di dolore,
pesasse quanto il loro primo vagito?

E poi, Perché Io?

Perché questa carne?

Non basterebbe chieder loro, ad uno ad uno, se siano mai stati felici?
E aspettare una risposta.
Una reazione.
Un’assoluzione personale?

Perché, Padre, devo morire,
senza ancora poter dire
di essere parte
di tutto

Perché devo aver Fede
in una Fede
che è in Me,
ma non ne sento beneficio,
e mi costringe
a gridare al cielo
lo strazio del Tempo

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Perdonami
se mi sento rimedio ad un errore.
Se sento così forte il peso
di una colpa non mia.
Forse ho assunto su di me
la paura della morte così tanto
da temere il tuo Amore.

Così tanto da non capirne il senso.

Ho visto uomini accettare la sofferenza,
desiderare la pace nell’Assenza,
nel conforto del silenzio:
ma io non sono così.

Copia tra copie,
divina
quanto le loro essenze.

Ma io muoio innocente.

Mi basta morire una volta,
una sola,
per meritarmi un posto
accanto a te.

Loro no.
Hanno il tempo di capire
Che una morte non basta

La pietra angolare che tu hai scelto,
Padre,
ha edificato una torre tronca.
E le macerie non sono
il Verbo:
solo un alibi.

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Ho fatto pescatori d’anime
uomini inconsapevoli,
quando io per primo
non sapevo ancora
se i fondali
di questo mondo
fossero pescosi.

E quando ho nascosto
la Disperazione
in un abbraccio di conforto,
ho cercato solo una spalla
su cui morire per un momento,
senza dolore,
spacciando ogni mia azione
per Pietà.

Ho visto, Padre,
piangere per fame,
disperarsi per solitudine,
gridare il tuo nome
e non avere più fiato
per chiedere
aiuto

Ho visto gente
Senza colpa
Non aver bisogno
Dell’Eterno,
Ma di pane,
Di serenità.

La Speranza della Serenità,
Mio Signore,
non ha forza

Neanche per me

Quì

Perdonami Padre,
Sono un Morente,
come tanti,
ed il dolore
non ha tempo
nella propria Memoria.

Il battito del cuore
Ed il mio respiro frammentato
Sono troppo
Vivi

Per essere Divini

Ora.

Prega per me, Padre mio
Prega, perché anche la mia Anima
Sia salva

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.