Archivio per poesia

L’Ora Risorta

Postati in letteratura, poesia, Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , su 18 novembre 2012 da ilMerzbau

Altro. Da me,

e dall’attesa

di vedere esaudita

una promessa scaduta.

La ricerca del Sacro,

dell’Ora risorta

ai margini dell’ultimo ponte,

nasconde l’approdo nascosto

a sponde riunite

dal tempo.

Sono stato assunto in cielo

con le scarpe inchiodate ai piedi,

Con la bocca soffocata

da promesse odoranti

di sangue infetto.

Troppo ricche di colpa

per condannarmi ad un silenzio

complice.

Mi compiaccio

ora

dell’ombra in cui sosto,

perché lontana,

indefinita,

completa nei suoi contorni.

Ed ho tutto il cosmo tra le mani

tutto il riflesso di giorni andati,

e colpevolmente rifioriti

in uno sguardo, in un respiro

troppo a lungo

custodito.

Altro. Da me.

Come il prossimo

in cui inciampo,

il cui sguardo mi costringe,

sotto il Credo di un’asfalto riparatore.

In attesa

di una pioggia salvifica,

di una crepa dal riflesso

disatteso.

In attesa di una goccia,

così leggera,

da pesare più

di una colpa,

di un vagito.

Altro. Finalmente. Da me.

(M.Scalzi,2012)

 

A Mani Nude

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , , su 12 febbraio 2012 da ilMerzbau

Ci Credevi.

Ci Credevo.

Ma Pensavi fossi Cosa.

                             Cosa?

Ciottolo di confine.

Pausa. Sterpaglia a fuoco.

Passato cadente eretto

A memoria d’uomo.

La neve

Sporca di passi desueti

mantiene la sua verginità

ingrigendosi solo

del peso.

Ci credevi.

Ci credevo.

Ma pensavi fossi Cosa.

                            Cosa?

Ombra al bivio.

Rimorso.Virgola senza punto.

Cadavere risorto senza un corpo.

Da piangere.

Il freddo disinteressato

Alla consuetudine delle Ore

Rimanda al gelo

Le promesse

Maturate al caldo

Di un’Estate appassita.

Scavo a mani nude.

Spezzo cristalli

Rompendomi le unghie.

La terra trema.

Mi manca il cielo sotto i piedi.

Mario Scalzi (2012)

Le Clessidre rotte (Lontananza)

Postati in letteratura, narrativa, poesia, racconti con i tag , , , , , , su 15 novembre 2011 da ilMerzbau

 

 

Crearsi delle abitudini involontariamente. Imbattersi nella loro monotonia durante percorsi quotidiani compiuti meccanicamente. Inciampare sempre nelle stesse persone e ritenerle a poco a poco parte di sé. Trovare un punto nel paesaggio quasi per caso, ed ogni giorno, come fosse un’ossessione, fermarsi qualche secondo ad osservare per scoprirne difetti o meraviglie, ammirandone i contorni il tempo necessario per renderlo meta ideale dei propri viaggi mentali, per immagazzinarlo nella propria memoria così da poterlo ricostruire altrove, sulla carcassa di un luogo diverso lontano dalle proprie idee.

Innamorarsi di una ragazza senza aver mai avuto occasione di conoscerla, aspettare l’ora giusta per poterne scorgere di nascosto i movimenti, e ritrovarsi da soli a pensare a cosa potrebbe pensare in quel momento.

 

Partire.

In cerca di fortuna. In cerca di qualcosa di meglio.

Nella convinzione che tutto questo sia limitante.

Nella speranza di essere qualcosa di più.

Perdere i propri gesti automatici. Sentire il peso della libertà per qualche tempo, essere convinti di aver raggiunto l’approdo desiderato. Stringere il mondo tra le mani, accarezzarlo, e rendersi  d’un tratto conto di come non combaci con i calli che le mani hanno coltivato nel corso degli anni. Trovarsi a spiare a testa bassa la gente per strada e non riuscire a sentirla familiare, non capire come fare a trovare con loro un punto in comune, non essere capaci di parlare la stessa lingua. E le parole non contano. Ammirare intorno a sé ogni meraviglia, colline e distese dai colori sempre lucenti, architetture più grandi di ogni aspettativa, tramonti dipinti su tavolozze più ampie di quelle a cui si è abituati.  E ritrovarsi per incanto a cercare tra le pennellate in cielo tratti che possano essere eco di quelli così a lungo osservati, ed in un secondo disprezzati. Innamorarsi di nuovi volti e lineamenti diversi, ma cercare nello sguardo e nei gesti, particolari lontani dalla carne osservata.

 

Tornare.

In cerca di sé stessi.

In cerca del meglio già conosciuto perfetto nella sua immobilità.

Vergine nel suo profumo d’antico.

Convincersi di come non sia limitante riuscire ad osservare la propria natura nella monotonia.

 

E non trovare più nessuno.

 

Uscire da casa per ripercorrere dopo anni le strade che ti hanno reso uomo, e non incontrare più quelle abitudini conquistate col tempo. Cercare ai bordi delle vie le persone che avevano ristretto così tanto il tuo mondo, con i loro tragitti coincidenti con i tuoi, da farti scappare lontano.  E non scorgerli più, se non in un nome listato a lutto dalle intemperie. Cercare i propri luoghi, il conforto del tempo, e non trovare nulla, se non nuove costruzioni mentali, nuovi spazi. Incontrare una donna, e scorgere nei suoi lineamenti la somiglianza con la ragazza che un tempo incontravi e che era riuscita a rilegare i tuoi ricordi. Aver voglia di avvicinarti per scambiare due parole, per sapere che fine abbia fatto la figlia, la nipote. Ed accorgersi di colpo, da un modo di fare, da un rapido movimento, che è proprio lei, che quella signora davanti a te ha ucciso uno dei tuoi ricordi più vivi. Ed ha ferito a morte anche te.

 

Ripartire.

Forestiero tra forestieri.

 Nella speranza di ricadere in un’abitudine nuova.

Convinto che un nuovo calco di sé

Possa soffocare le forme conosciute


Prima o poi si fermerà qualcuno,

 

e sarai tu parte di Memorie

non tradite.

©MarioScalzi2011

 

Non Vedo

Postati in letteratura, poesia con i tag , , , , , , , su 9 novembre 2011 da ilMerzbau

Non vedo.

Luce, lontano.

Ecco, le Macchie sulle pupille.

Dicevi? Per rimuover lo sporco è necessario vedere altrove

per non perdere parti di sé. E’ per strada che si prosciuga

l’Illusione, sorda nel proferire parola,

di voler dare un fine.

È un sé colmo di Senso,

invisibile all’attenzione dell’essere-quì-davvero,

aver paura d’aver timore di una scelta

tra le tante che abbiamo già sbagliato.

E’ difficile pensarsi unici

tra le pieghe di un pensiero appena sfiorato,

non riesci a custodire un segreto con te stesso che hai paura di cadere.

Ed ecco che cadi.

Nella memoria io ti ho già conosciuto.

Nel  conforto osservi senza peso la Pena degli altri,

e pensi a quanto sia facile compiacersi del gusto

di non volere.

Sorridi.

 

Quanto tempo ancora?

e nel domandartelo mi accorgo

di essermi già arreso.

Eccomi cadere lungo le nostre orme,

e con quei gesti soliti ma così insoliti

adesso, indichi il segno di una resa.

Arrivano, a volte,

quando meno te lo aspetti,

parole sincere.

Alcune le diremo,

così sorrido all’idea che quel giorno..

Proprio negli stessi luoghi che visitiamo da tempo

di notte, sì, proprio in quello stesso istante,

ci sfiorerà il dubbio.

E ci sveglieremo, sicuri di esser stati sognati dal sonno.

E così sia.

©Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

Avresti mai il coraggio di Risorgere?

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , su 5 novembre 2011 da ilMerzbau

Ci porteranno via in orizzontale

Tesi a coprire il cielo

Col nostro corpo steso.

Ascolteremo allontanarsi

Il brusìo attento

Al dire bene di noi.

Perché osservati in silenzio.

Si fermerà qualcuno,

non visto, non conosciuto.

Un sussulto scuoterà

La carne morta

 D’un tratto:

Un’illusione

Un’altra. Tra le tante.

Solo curiosità per altra Vita stancata

Dal tempo.

Noi, sempre così lontani dalle date,

Dai numeri,

Così incoscienti di noi

E da ciò che credevamo di avere.

Non ci siamo accorti

Che già dal primo vagito

Era iniziato il conto alla rovescia:

A crescere.

Forse è questo che ci ha distratto.

Sono nato ieri.

                                                                                                  Il cielo nascosto altrove,

I miei occhi attenti alle pareti,

Alle sue crepe

Fredde come astri.

E tu?

Sei così sicura

Di essere Viva?

Coprimi bene

Intanto,

Ho freddo,

Non vorrei risvegliarmi tremando.

Hai visto

Come fa buio presto?

©Mario Scalzi 2011

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , , , su 1 novembre 2011 da ilMerzbau

Padre mio che sei nei cieli,
non mi è cara questa terra per cui a breve morirò.
Deporrò tra le tue mani, Padre, questa vita a me così estranea,
perché sia fatta la tua volontà, che oggi sento così lontana.

Precederò nella Valle della Morte i miei assassini.

Salverò tutti, Padre mio.

Ma io so, per aver vissuto come loro, che non sentiranno il peso della croce, inchiodati come sono al Silenzio.

Ma sia fatta la tua volontà, sia fatta la loro volontà.

Perdonami Padre,
se mi sento creditore di un sacrificio non compreso.
Un sacrificio dello stesso peso di una pietra.
Immobile, fredda, nonostante il sole la riscaldi.
Una pietra che non gode del calore e maledice la tua luce.

O forse Padre, la mia pena è proprio questa,
il riscatto che io pago con la morte
è andare via condividendo
la miseria di chi non merita il mio dolore.
Comprendere le ragioni
dei sospiri

Ma se il mio ultimo grido di dolore,
pesasse quanto il loro primo vagito?

E poi, Perché Io?

Perché questa carne?

Non basterebbe chieder loro, ad uno ad uno, se siano mai stati felici?
E aspettare una risposta.
Una reazione.
Un’assoluzione personale?

Perché, Padre, devo morire,
senza ancora poter dire
di essere parte
di tutto

Perché devo aver Fede
in una Fede
che è in Me,
ma non ne sento beneficio,
e mi costringe
a gridare al cielo
lo strazio del Tempo

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Perdonami
se mi sento rimedio ad un errore.
Se sento così forte il peso
di una colpa non mia.
Forse ho assunto su di me
la paura della morte così tanto
da temere il tuo Amore.

Così tanto da non capirne il senso.

Ho visto uomini accettare la sofferenza,
desiderare la pace nell’Assenza,
nel conforto del silenzio:
ma io non sono così.

Copia tra copie,
divina
quanto le loro essenze.

Ma io muoio innocente.

Mi basta morire una volta,
una sola,
per meritarmi un posto
accanto a te.

Loro no.
Hanno il tempo di capire
Che una morte non basta

La pietra angolare che tu hai scelto,
Padre,
ha edificato una torre tronca.
E le macerie non sono
il Verbo:
solo un alibi.

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Ho fatto pescatori d’anime
uomini inconsapevoli,
quando io per primo
non sapevo ancora
se i fondali
di questo mondo
fossero pescosi.

E quando ho nascosto
la Disperazione
in un abbraccio di conforto,
ho cercato solo una spalla
su cui morire per un momento,
senza dolore,
spacciando ogni mia azione
per Pietà.

Ho visto, Padre,
piangere per fame,
disperarsi per solitudine,
gridare il tuo nome
e non avere più fiato
per chiedere
aiuto

Ho visto gente
Senza colpa
Non aver bisogno
Dell’Eterno,
Ma di pane,
Di serenità.

La Speranza della Serenità,
Mio Signore,
non ha forza

Neanche per me

Quì

Perdonami Padre,
Sono un Morente,
come tanti,
ed il dolore
non ha tempo
nella propria Memoria.

Il battito del cuore
Ed il mio respiro frammentato
Sono troppo
Vivi

Per essere Divini

Ora.

Prega per me, Padre mio
Prega, perché anche la mia Anima
Sia salva

Elì Elì lemà Sabachthàni?

Mario Scalzi 2011

tratto da ‘Il Buio Esaudito’(2011)

Stuprare l’Imperfezione per renderla Vergine

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , su 28 ottobre 2011 da ilMerzbau

Ho accatastato lamiere

di ricordi incompleti

per farne macchine

perfette.

Ho saldato con i loro errori

i progetti di oggi,

pronto a detestarne

le imperfezioni.

Senza una parola in più.

Grovigli Freddi. Pallidi.

Scivolano veloci

sull’asfalto.

Ricadono nell’urto

di una crepa.

Di un Impatto.

Rumori. Odori. Spasimi del Ventre. Stridori. Conati spezzati dal gusto di sapori ancora incontrollabili

mi preservano

da Me.

Caronte dov’é? Dove si é nascosto?

Ho bisogno di un nocchiero. Di una guida cieca.

Ora.

Ma basta una moneta

per guadare il fiume?

Basta una moneta per superare un’idea morta?

O serve una Vita intera?

Non so.

Comunque sia, la mia non vale abbastanza.

Il Cielo é buio

e non basta una luce,

neanche la più piccola,

per rifletterne il senso.

Essere é vivere Altrove. Da Sé.

E la Vita, é un’altra Storia.

©Mario Scalzi 2011

 

 

Vagiti Soffocati

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , su 8 ottobre 2011 da ilMerzbau

Fumo dall’alto e fiamma che attende.

   Labbra che aspirano

 Veloci veloci veloci.

 Il ritmo incespica nel fiato

e una boccata sospirata

 é attesa di svernare un’oretta

 o poco più.

 La cenere ingrigisce

silenziosa

Immune da epidemie

Crollate

Senza rete.

Ma cambia qualcosa?

Ultimi vagiti

Perpendicolari

Stabilizzano la gravità

Rifuggono

Le occasioni

In tempi Altri

Assecondano

Un’Idea

Per poterla trascendere

Nell’Errore.

Ma non è più tempo.

Immemore

Ascolto soffocare

Gli ultimi ostaggi

Della mente

E so di non avere.

Troppa carne

Affoga l’Aria.

E la rende muta.

©Mario Scalzi 2011

Così, Eravamo!

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , su 2 ottobre 2011 da ilMerzbau

1.

Pensavo con terrore ad un finale fatto di recriminazioni e rimpianti.

Temevo gli strascichi di un amore malato.

Ed invece eccoci quì. Insieme. Seduti a parlare. Complici. Un ultimo incontro per non vedersi più. Consapevoli della migliore scelta.

E’ strana. Inattesa questa pace.

Giri di parole morte sul nascere diventano ora verità comprese da tempo.

Non avevo mai percepito in pieno quale fosse il tuo Suono. Lo sento ora. Mentre ti allontani. E rimpiango le pause concesse al silenzio desiderato.

Ricordo la prima volta.

Ogni Fine non concede l’ora d’aria al rimpianto?

 

2.

 

Mi sorridevi.

Eravamo in stazione.

Dovevi partire.

Confuso tra tutte le parole che avrei potuto dire, ma che rimanevano incollate in gola, mi limitavo ad appoggiarti la mano sulla schiena.

Io c’ero. Cercavo di farti capire che c’ero. Silenzioso, ma custode discreto dei tuoi silenzi.

Parlavo sempre poco. Come ora.

Ma il Tempo sapeva come non perdere tempo.

E l’annuncio da un altoparlante

Riuscì a dare materia ai nostri

Desideri.

Stringendoci stretti in un bacio

3.

-       Qual’era il tuo bisogno più urgente? Quale il più importante?…

 

Non l’ho mai saputo. Non lo so ancora.

 Ricordo solo il tuo viso

riflesso sul finestrino,

ed il treno sempre più lontano.

Avrei voluto tirarti giù.

E forse era quello il Fuoco

Forse era quella la Sostanza:

Aspettarti.

Abbiamo avuto fretta.

Abbiamo continuato a sorridere. Sempre.

Senza mai guardarci Oltre.

 4.

 

Ora, tu cerchi di evitare in maniera maldestra di congedarti con un’ultima recriminazione.

Abbassi gli occhi.

Sorridi. Lasci che una smorfia concluda il discorso.

Non ricordavo fossi così bella. Vorrei dirtelo. Ma penseresti ad una bugia. Una delle tante.

Mi mordo le labbra con nervosismo

Confondi il mio imbarazzo con la voglia di scappare.

Mi dici qualcosa. Non capisco, ma ti rispondo lo stesso.

E tu sorridi.

Lo slancio che hai usato per suggerirmi la tua verità è stato esaudito:

Ti basta.

Ma cos’hai detto?

Lo ricordi?

E’ ora di alzarci. Non siamo mai stati d’accordo sul momento di andare via. Ora siamo sincronici.

Un ultimo bacio. Sposto la sedia. Mi avvicino.

Un movimento brusco. Ti abbassi di colpo. Prendi qualcosa. Un gesto. Un rumore sordo.

Nient’altro.

Ti vedo d’un tratto con gli occhi lucidi.

5.

Le tue lacrime sono umide. Troppo. Odorano di te: sono carne viva.

 Mi bagnano la fronte.

Ed io sono sempre più lontano.

Sono pietra viva. Fredda.

Ti metti le mani sul volto. Ti disperi. Ripeti che non avresti mai voluto farlo. Che mai saresti arrivata a tanto.

Non capisco cosa succeda.

Ho la testa in fiamme. Ho gli occhi pesanti.

E vedo Te. Solo te.

Perché ti disperi?

Volevi dirmi questo?

Era questo quel che volevi?

Io, non so come.

Ma.

Sei riuscita di nuovo ad essere in primo piano.

Sei riuscita a metterti di nuovo a fuoco senza dire una parola.

Brava.

 Ma allora perché piangi?

6.

 Io ho sonno.

Molto sonno.

Vedo gente intorno accorrere. Cercare di tenermi in piedi.

Ma io voglio solo sedermi.

Mi sto solo sedendo.

Tutti cercano di accompagnare ogni mio gesto.

Non so perché.

E tu piangi.

 E non so perché.

Qualcuno ti stringe le braccia.

Cercano di sfilarti dalle mani un oggetto: é una scatoletta.

 Un portagioie sembra.

Non riesco a vederne il colore ora.

Mi sembra color bronzo.

Ma aspetta. Ricordo.

E’ un mio regalo. Di tanti anni fa.

Ti avevo detto di tenerlo sempre con te,

 di aprirlo quando avresti voluto realizzare un tuo desiderio.

 Nei momenti di malinconia. Di stanchezza.

L’hai portato.

Ancora mi pensi.

Ma allora perché siamo qui?

E perché c’è tutta questa gente con noi?

Chi l’ha invitata?

Non siamo più soli.

 Ora.

Ti portano via. Cerco di dire qualcosa ma non riesco.

Ho solo sonno.

Dormo un po’. Ci vediamo dopo. Rimango quì.

Tu vai pure via ora.

Ci vediamo dopo.

 

Torna al mio risveglio.

Mi farò trovare pronto.

Questa volta.

©Mario Scalzi 2011

Il Buio Esaudito (2011)

Postati in letteratura, narrativa, poesia con i tag , , , , , su 11 settembre 2011 da ilMerzbau

 

Una discesa repentina alla ricerca del significato dell’Assenza:

 ecco il tema centrale de ‘Il Buio Esaudito’.

 

 L’Assenza in ogni sua forma, compiuta o incompiuta, vissuta attraverso la sospensione (nell’assenza dell’altro), unico tempo possibile per poter vivere in bilico tra presente e passato.

 

Solo sfidando i vivi a ricordare i morti, a rinunciare perfino all’azione per l’idea, può esistere una continuità spirituale tra un tempo passato, presente e futuro, in cui la Morte possa svelarsi come Senso e Motore di ogni cosa e non Limite e Giudizio Finale.

 

28 Poesie, 28 tappe, 28 modi di restituire al Buio la sua dignità, la sua misericordia: preservare dalla luce i sogni deperibili.

 

Il Buio Esaudito

(Poesie, 2011)

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